Tinto Brass, uno sguardo libero in mostra al Complesso del Vittoriano

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Tinto Brass nasce per caso a Milano il 26 marzo del ’33 ma la sua città resta Venezia, lido della raffinata bellezza, del Carnevale, dello sberleffo e dell’ironia, dell’ilare e musicale accento dialettale; la lingua di Carlo Goldoni e del poeta erotico Giorgio Baffo: “città che vuole tutti i trastulli, ziogadori, puttanieri e bulli” e ancora: “il poeta che si lambicca il cervello zorno e notte, per far sonetti grassi e butirrosi, per divertir le donne e i so morosi, ma mi fazzo sonetti e i altri fotte“. Il piccolo Brass ama le matite, disegna in continuazione, è sempre bersagliato da immagini. Il suo vero nome è Giovanni e il nonno pittore un giorno sbotterà di soddisfazione: “Ma chi abbiamo in casa? Un piccolo Tintoretto?” Ecco il nomignolo che porterà sempre. Padre fascista. Aveva fatto la marcia su Roma. La scoperta del sesso come insurrezione, anarchia, cambio di rotta perché “la vita è semplice ma complicata sempre dalla paura che le persone hanno della libertà“.

Tinto ragazzo, con i piedi fortemente poggiati sulle nuvole, lui che voleva fare il regista sognando Parigi, la nouvelle vague, Jean Vigo. Ha sempre avuto, per via del papà avvocato e gerarca, un problema con l’autorità e tutta la vita lotterà con le carte bollate e i ricorsi della censura. Sposa Carla Cipriani(detta la Tinta) e dal sodalizio nasceranno due figli: Beatrice e Bonifacio. Tinto, assistente di Rossellini, amico intimo di Antonioni, ha diretto film con cast stellari: Alberto Sordi, la Mangano, Monica Vitti, Tino Buazzelli, Vanessa Redgrave, Franco Nero, Gigi Proietti, Franco Branciaroli, Giancarlo Giannini, Stefania Sandrelli, Helmut Berger, Ingrid Thulin. Nel 1976 arriva nelle sale cinematografiche il suo Caligola: Malcom Mc Dowell, Peter O’ Toole, Helen Mirren, John Gielgud, scene mirabolanti di Danilo Donati. Pellicola stravagante, folle, barocca, kitsch, grottesca, delirante, impetuosa, un capolavoro. È nel 1983 con il film La Chiave che inizia il suo ciclo erotico.

Stefania Sandrelli ne "La Chiave" (1983)
Stefania Sandrelli ne “La Chiave” (1983)

La “chiave di volta” del suo cinema sembra essere proprio la sessualità, libera, anche dai lacciuoli e compromessi produttivi; l’esperienza di Caligola lo aveva profondamente segnato: Brass era stato estromesso dai produttori americani al montaggio del film e la sua filmografia d’ora in avanti sarà a. C / d. C (prima e dopo La Chiave). Tinto nelle interviste ama ripetere: “Il culo è lo specchio dell’anima” è una frase militante, politica, impegnata. Afferma gioiosamente il diritto della donna ad esprimere un piacere erotico autonomo e indipendente dal dominio maschilista. E il pensiero corre ancora una volta a Goldoni; nel 1985 remake de La Locandiera con Serena Grandi/ Miranda. 

LEGGI L’INTERVISTA A TINTO BRASS: “IL CULO È LO SPECCHIO DELL’ANIMA

Oggi come appare la provincia italiana senza l’allegria dei film di Tinto Brass? È la provincia veneta, piemontese o lombarda che stimola la nostra morbosa curiosità di utenti televisivi: provincia ricca, gelosa e non più golosa ma avida, ignorante, nevrotica e psicotica, proprio perché non libera sessualmente. Villette, casolari, quartieri lucidi e agiati, terreni visitati ogni tanto dai Ris o dai cani fiuto della Polizia in cerca di qualche traccia di cadaveri occultati, poi omertà, gente che ha fatto i schèi, paesini senza un cinema, un teatro, villette senza libri, tante balere, provincia felice? Diffidano di tutti: gay, stranieri, immigrati, diversi. Berretto con la visiera calata, arma da taglio e quella da fuoco sotto il cuscino. Questa brutale endogena aggressività Brass la esorcizza con il piacere, la gioia di vivere, della buona tavola: una mangiata, una grappa, una boccata di sigaro, un’occhiata svelta alla scollatura della locandiera consapevole del suo fascinoso portamento. Non c’è colpa nel sesso. La repressione sessuale infatti è alla base di ogni società autoritaria apparentemente libera. Se il mondo corrente è opaco, torbido, meschino, avido e vuole forme di intelligenza ottusa, lineare e binaria, Tinto ci provoca con le forme tonde, splendide, goduriose, spiritose, beffarde. Quelle di un bel culo.

Dal 24 febbraio al 23 marzo 2016, “Tinto Brass: uno sguardo libero” al Complesso del Vittoriano di Roma

1 commento

  1. Bras come le attrici dei suoi film è un personaggio meschino, volgare, demoniaco, sporco ecc. ecc.

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