L’incidente, la fede, lo sport. Giusy Versace a 360 gradi al Manzoni Cultura

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Se non avessi rischiato di morire, se non avessi perso le gambe, forse avrei impiegato la vita intera a imparare tutte queste cose”. Esordisce così Giusy Versace – presentatrice tv, atleta paralimpica, prima atleta donna italiana della storia a correre con doppia amputazione agli arti inferiori – sul palco del Manzoni Cultura, intervistata da Edoardo Sylos Labini. L’attore e regista ha detto con voce ferma e grande ammirazione: “Questa è una donna”. L’emozione si è mixata con risate tenere e spontanee, in linea con ciò che emerge della Versace, “un cognome importante ma anche pesante” a detta sua.

Non puoi decidere il tuo destino, ma puoi decidere come affrontarlo. Con la testa e con il cuore si va ovunque”. Labini ha scelto di introdurla con queste parole tratte dalla sua biografia e lei si è presentata col desiderio di farsi voce di chi non ce l’ha, senza ergersi a invincibile. È forte e, al contempo, non si nasconde dietro falsa retorica.

L’intervistatore viaggiando su due binari, da un lato la stimola nel mettersi a nudo, dall’altro si pone in ascolto come se fosse uno di noi. Come un fiume in piena i ricordi affiorano e ci si sente piccoli davanti alla capacità dell’atleta di sdrammatizzare. C’è chi con cattiveria potrebbe pensare che quest’immagine sia costruita eppure, come dicono gli attori, se si finge il pubblico se ne accorge e lei non recita.

La platea avverte sulla propria pelle i brividi quando Giusy Versace ricostruisce l’incidente in auto sulla Salerno-Reggio Calabria. Come in un’altalena di emozioni ci attraversano frasi come “son passati anni e non ho trovato ancora le parole per descrivere il dolore fisico provato in quel momento. Ci sono attimi in cui ho voglia di lanciare la gamba, però poi mi ricordo che mi serveed è così che ci strappa un altro sorriso trasmettendo ancora una volta quanto sia umana.

Se c’è un tratto che accomuna la donna Giusy Versace prima e post incidente è la caparbietà di matrice calabrese. “A diciott’anni ho deciso di andar via di casa, mi son trasferita in Inghilterra con le lacrime agli occhi e, tra la nebbia e il grigiume, ho fatto i lavori più umili. Quando è successo avevo ventotto anni, ero capo aerea di una grande azienda. La mia testardaggine è rimasta, sono cambiate le priorità, cerco di dare più importanza ai rapporti e poi ho imparato ad ascoltare”. È difficile restituire la vitalità con cui risponde alle domande, con un Labini che riesce a farla rimanere senza parole mentre lei si sforza di non dar sfogo alle lacrime. Non si nasconde nel parlarci del suo ex ragazzo e del compagno attuale, Andrea, incontrato al centro di Budrio; così come non si vergogna di dire quanto sia credente e come questo l’abbia aiutata nell’ “aggrapparsi con le unghie e coi denti alla vita” che non voleva lasciare. “Perché a me?”, già se l’è domandato anche lei. “Poi a Lourdes la chiave di volta: Perché non a te? Siamo formiche e siamo tutti uguali, perché devo sentirmi superiore?”.

Durante la serata si sale e si scende proprio come nella giostra della vita. Cavalcando l’autoironia di questa donna, Labini ci fa una “sfilata di gambe”, dalle abbronzate, col french, fino a quelle di swarovski, passando per quelle da corsa. La Versace, grazie al suo allenatore ha scoperto la differenza tra essere atleta e sportivo. Da un palco che non ha timore di essere politicamente scorretto la donna lancia un grido per quei “tantissimi disabili che vorrebbero fare sport e non se lo possono permettere e ci rivela come una gamba da corsa costi cinquemila euro. “Se non sei invalido sul lavoro lo Stato non ti copre e le federazioni purtroppo non investono su questo. Fare sport deve essere un diritto”. La Disabili No Limits Onlus – l’associazione ideata da Giusy Versace – cerca di sopperire e anche far comprendere come “fare sport sia la scusa per uscire di casa, socializzare e affrontare lo sguardo della gente”.