Simmel, le donne e il denaro

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Ai tempi suoi non era poi così usuale scrivere di donne.

Georg Simmel
Georg Simmel

La loro inferiorità era data per scontata e i primi vagiti del femminismo non riuscivano a scalfire un monumento alla misoginia fatto di secoli di pregiudizi. Georg Simmel (1858-1918), filosofo e fondatore, con Max Weber, della sociologia tedesca, che attraversa strada facendo positivismo, neokantismo, il pensiero di quest’ultimo oltre a quello di Nietzsche e Schopenhauer, non ha fondato una scuola ma ha scritto, tra le altre, un’opera tuttora molto studiata, La filosofia del denaro.

È tra i pochi pensatori “importanti” ad averci lasciato alcuni saggi sulla questione femminile. Ora sono stati raccolti in un volume curato da Lucio Perucchi (Georg Simmel, Cultura Femminile, Mimesis, pp. 116 € 8,90). Lo interessava la spiritualità delle donne, non ci si aspetti tuttavia testi rivoluzionari. Per Simmel, la donna era e filosofie-simmel-cultura-femminiledoveva rimanere l’angelo del focolare; se lavorava era d’uopo che svolgesse professioni finalizzate alla bellezza, come il ricamo. Perciò le femministe non lo amavano e i colleghi non lo capivano.

Il professore, dalla sua cattedra di Strasburgo, procede indefesso e produce i saggi qui riuniti: Cultura femminile, La civetteria, Il congresso delle donne e la socialdemocrazia, infine il più attuale: Considerazioni sulla prostituzione oggi e in futuro, del 1892. Il sociologo analizza il ruolo del denaro nel rapporto tra i sessi, poiché la prostituzione moderna, a differenza di quella antica, tribale, è il prodotto di una società fondata sul denaro e come tale ha una funzione spersonalizzante. È un saggio tuttora valido, quanto questa frase di Simmel non proprio sconosciuta: “Ogni volta che un uomo compra una donna per denaro, va perduto un pezzo del rispetto per l’umanità”.