Musica e parole nelle lettere (inedite) tra Nono e Ungaretti

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Uno dei massimi – benché poco noto – compositori d’avanguardia, Luigi Nono, e uno dei più grandi poeti del Novecento, Giuseppe Ungaretti. Tra i due, un fitto scambio epistolare spalmato su quasi un ventennio, tra il ’50 e il ’69, e ora pubblicato (Per un sospeso fuoco, Il Saggiatore, pp.476, Euro 29.75).

È a soli ventisei anni che nella biografia del compositore veneziano si intersecano due avvenimenti: il debutto internazionale e l’incontro con Ungaretti. A Darmstadt, imprescindibile centro di formazione per i compositori postbellici, Nono si presenta sulla scena mondiale prefigurandosi subito come punto di riferimento della nuova musica. Parallelamente alla sua affermazione nell’agone musicale novecentesco, crebbe nel giovane compositore avanguardista il desiderio di conoscere Ungaretti, ormai ultrasessantenne, ammirato per l’altrettanto avanguardistica produzione lirica plasmata sulle vicende storiche contemporanee.

Nelle lettere tra i due, simili ancorché diversi, emerge un comune sentire: la realizzazione dell’opera capace di sprigionare la totalità della potenza creativa. Ci provarono con Cori di Didone su testi di Ungaretti eseguita a Darmstadt nel 1958. Ungaretti e Darmstadt: forse, la quadratura di un cerchio.