Silvia Mattioli: come ti innovo la televisione italiana

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Ph. Alberto Guerri
Ph. Alberto Guerri

Sempre ‘avanti’ su quello che accade, Silvia Mattioli, cineasta e videomaker romana ma anche autore teatrale e regista televisivo, già in Rai e La7 con significative esperienze, rappresenta, grazie ai suoi lavori, l’innovazione della televisione italiana. Ha ideato la “videosigla”: tratto distintivo che ha portato ad una rivoluzione del linguaggio artistico e televisivo e che avrebbe bisogno di una codifica ufficiale. La “videosigla” in apertura dei programmi televisivi è un’opera stratificata con immagini di attualità volte a raccontare ed a fare informazione, supportata da un testo di una canzone nota come riferimento per una “copertina intelligente”. «Per creare e produrre della buona tv è necessario emanciparsi dal mondo politico» asserisce Silvia Mattioli e “Niente di Personale” di Antonello Piroso – che per primo ha sperimentato le “videosigle” della Mattioli – è la testimonianza di ciò. Con Piroso ha creato, oltre “NdP”, altre scommesse vinte con presenze sceniche incomparabili come “Omnibus”, “Ma anche no”, “Ahi Piroso”: format poi scimmiottati. Silvia Mattioli è un’artista visiva. E’ autrice di saggi sulla tv, ha tenuto lezioni universitarie e realizzato la mostra multimediale dedicata a Corviale, la più controversa opera architettonica dell’Italia post-bellica, in cui ripropose un corto trascendentale ma nello stesso tempo icastico nel quartiere popolare romano. Una delle sue ultime esperienze è il binomio tra educazione stradale e calcio con “Rispetta le regole, vinci la vita”: lavoro che ha ‘stregato’ la Polizia di Stato e l’allenatore Marcello Lippi. Così come la vita, “la televisione è un maledetto parco di divertimenti, la televisione è un circo, un carnevale” (Quinto potere – Sidney Lumet, 1976) ma a volte non si tratta solo di “ammazzare la noia”. Contro la dittatura del politicamente corretto, Silvia Mattioli insegna l’importanza di allontanarsi dalle cose per cercare un punto di osservazione. Alla regista si deve l’eccezionalità della filigrana anarchica televisiva realizzata negli anni insieme ad Antonello Piroso. “Talk” diversi, “intrattenimento colto”, nonostante la struttura “pop”, a testimoniare come per fare intrattenimento popolare non sia necessario scendere nei bassifondi, nonostante sovente siano quelli più abitati, ma lasciare libero spazio a contenuti non legati a canoni obbligati, fintamente spettacolari ed autoreferenziali. Il reticolo di frame e di sguardi, di sgomenti attivi e di poetiche iridescenti nel diagramma televisivo della “scuola” Mattioli come esperienza intensa è servito. Diffondiamolo.