Dante, un templare segreto?

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Non sono giunti sino a noi dati storici sui legami tra Dante e i Templari, nessuno dei suoi biografi ne fa cenno. Tuttavia il legame di fidelizzazione di Dante all’Ordine del Tempio esiste, ed è ben spiegato in un volume in vendita on-line. Parliamo di “Dante, templare segreto”, di Renato Ariano (Edizioni Bookshoponline.it, pp.60, 4,99 euro), in vendita online, che propone nuove interpretazioni del poema di Dante basate sulle indicazioni che lo stesso autore pose nei suoi vari scritti, con riferimenti alla numerologia, al gergo dei Fedeli d’Amore e alla storia dei Templari, di cui fu contemporaneo.

Dall’analisi attenta delle parole di Dante, emerge che la Commedia è un’opera cifrata in cui, con un linguaggio allegorico e iniziatico, il poeta intende spingere l’umanità alla salvezza, da lui indicata con l’unione tra papato e impero. La difesa appassionata dell’ordine dei Templari, che si evidenzia nella Commedia, s’inserisce perfettamente nell’auspicio del ritorno ai valori originali di un’umanità, che dovrebbe essere sempre guidata congiuntamente e con equilibrio da due poteri, quello sacerdotale e quello regale, entrambi provenienti dal sommo amore divino e previsti quali strumenti indispensabili di salvazione. Emerge, dall’analisi di Ariano, che Dante faceva parte di una società iniziatica, una  confraternita legata ai Templari “I Fedeli d’Amore”, composta sostanzialmente dai poeti del Dolce Stil Novo. Questi, che erano nettamente avversi alla Chiesa corrotta di Roma e fautori di una rinascita spirituale nel senso di Gioacchino da Fiore, comunicavano tra di loro attraverso un particolare gergo, camuffando i loro messaggi sotto forma di poesie d’amore.

Dante templare, ipotesi o tesi?

Probabilmente Dante non fu mai sottoposto alla cerimonia di ricevimento nell’Ordine, con l’accettazione formale della Regola, ma il suo legame strettissimo e la sua appartenenza spirituale ai Templari emergono con grande evidenza da quanto esprime palesemente e criticamente nella Commedia. Più che di una appartenenza formale si può parlare dell’appartenenza culturale e ideale di Dante alla cerchia culturale legata all’Ordine del tempio.

Chi sono i “Fedeli d’Amore”?

Questa confraternita propugnava un ritorno all’Ecclesia spiritualis di Gioacchino da Fiore in opposizione alla Chiesa corrotta  (Ecclesia carnalis rappresentata ad esempio da Bonifazio VII e Celestino V) che dominava all’epoca di Dante. Per evitare di cadere vittime dell’Inquisizione pontificia i Fedeli d’Amore comunicavano tra di loro tramite sonetti e ballate, sotto celate spoglie di poesie d’Amore, ma in realtà con intendimenti diversi e scritte con un codice segreto, che è stato scoperto solo molto più tardi dagli studiosi. Queste tesi sono state avanzate inizialmente da autori autorevoli come Ugo Foscolo, Gabriele Rossetti, Giovanni Pascoli, Michelangelo Caetani, Luigi Valli.

Come dovremmo reinterpretare gli altri scritti del sommo poeta ora che ha proposto quest’altra chiave di lettura?

Nella Vita Nuova, opera giovanile, Beatrice viene interpretata, oltre che letteralmente la donna amata da Dante, anche come simbolo della associazione dei Fedeli d’Amore e della Conoscenza Sacra. Nel Convivio, nel De vulgari eloquentia e nel De Monarchia (che il cardinale francese Bertrando del Poggetto voleva bruciare pubblicamente) Dante sostiene che solo l’unione del papato con l’impero potesse condurre l’umanità alla salvezza. I Templari, monaci guerrieri, che coniugavano contemporaneamente nel proprio ruolo i compiti della vita contemplativa e della vita attiva, erano per Dante il simbolo vivente più pregnante e significativo di questa unione.

Ci sono degli episodi della vita del sommo poeta che sosterrebbe l’ipotesi? Ci sono incontri con personalità particolari?

La vita di Dante non è conosciuta perfettamente in tutti i suoi particolari, esistono delle zone d’ombra, poco documentate, come ad esempio i due viaggi a Parigi, nel secondo dei quali pare avesse assistito, nel 1314, al rogo di Jaques De Molais. Tuttavia i numerosissimi indizi (gravi, precisi e concordanti) che Dante pone della Commedia, la viva avversione che dimostra per tutti coloro che in qualche modo avevano contrastato e danneggiato i Templari, l’esaltazione della figura di San Bernardo, patrono dei Templari di cui aveva dettato la Regola e che, nel Paradiso, assume il ruolo di ultima e suprema guida di Dante, sono tutti elementi altamente probanti della grande fidelizzazione del poeta nei confronti dell’Ordine del Tempio.