Vincenzo Agnetti: a mezz’aria tra arte e filosofia

0
85
Ritratto di Dio – Copyright © Archivio Vincenzo Agnetti, Milano

«Così ho cominciato dalla fine lasciando che l’arte arrivasse una buona volta alle cose che non stanno in piedi». Quelli fra il ’67 e l’81 furono per Vincenzo Agnetti anni di studio matto, governati dalla certezza inconscia di una fine prematura. Artista eclettico che spaziò dalla pittura alla performance, dalla teoria della conoscenza alla critica, dalla scultura alla letteratura, iniziò dall’automazione elettronica a Buenos Aires e finì con una personale al PAC di Milano. Scrisse un romanzo, Obsoleto, inventò l’ “arte no” – semplicemente perché smise di dipingere, lui che iniziò come pittore informale -, fondò con Manzoni e Castellani a Milano nei ruggenti anni Sessanta sia Azimut che Azimuth, galleria e rivista. Andò a New York e aprì uno studio e nella Grande Mela fece la sua prima mostra (Immagine di una mostra) con la galleria di Robert Feldman, mentre a Parigi fu il protégé di Ileana Sonnabend – titolo della mostra nella ville Lumière: Gli eventi precipitano –. Vincenzo Agnetti pose mano a una ricerca tuttora apertissima, tanto che a 35 anni dalla sua morte sarebbe impossibile, se non addirittura sbagliato, parlare di una sintesi estetica: il suo universo mentale fu sempre sospeso a mezz’aria fra terra e cielo, produzione d’arte e speculazione filosofica . Ma se il suo campo d’indagine si ribella agli steccati, noi possiamo tuttavia storicizzarlo per coglierne quegli aspetti straordinariamente innovativi ch lo rendono attuale, perché anche di lui potremmo dire quel che Nietzsche disse di se stesso: fu uno che nacque postumo.

L’Archivio Vincenzo Agnetti di Milano ha appena avviato la documentazione della produzione di questo grande artista visivo con Archivio 01, primo libro di una serie di dossier che permetterà ad amatori e operatori del settore di toccare con mano i vari filoni di ricerca perseguiti da Agnetti fino alla sua fine improvvisa, dagli Assiomi, opere in bachelite a metà strada fra plasticismo e filosofia, ai Ritratti e ai Paesaggi in feltro, “pittura” e scrittura, “analisi” del linguaggio, semantica dei mondi possibili fra contemporaneità e futuro. «A cento anni da adesso», come nella performance del ’75, monologo davanti all’uditorio di un teatro completamente vuoto (In allegato vi trasmetto un audiotape di 30 minuti): «Dopo un monologo nel teatro vuoto, dopo aver parlato da solo per 30 minuti mi sono accorto della contraddizione: l’uso irresistibile dei significati».

In mostra da Sotheby’s a Palazzo Serbelloni di Milano vedrete allora la celeberrima Macchina drogata, una macchina calcolatrice del 1968 griffata “Vincenzo Agnetti” su cui l’artista intervenne per realizzare un cortocircuito cifra/parola: digitando i tasti della macchina, sullo “scontrino” compaiono non numeri ma neologismi o lemmi, come dire?, in via di sensatezza. Vedrete e leggerete testi frammentati in sequenza di più tele, per una serie di opere che sono forse pittura-ma-anche-no, nonché il trittico di “critica sociale” Riserva di caccia (1978) , mentre per lo spazio espositivo si diffonderà il verbo del succitato In allegato vi trasmetto un audiotape di 30 minuti (1973).

Articolo precedenteMicrocosmi in movimento verso la Bellezza
Articolo successivoAlessandro Haber si fonde con Bukowski in “Haberowski”
Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi, nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte. Dal 2015 collabora a ilGiornale OFF, spin off culturale web e cartaceo del quotidiano il Giornale. Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia su Andrea Mariconti (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. E' stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.