Microcosmi in movimento verso la Bellezza

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E’ in corso a Como fino al 29 febbraio 2016, presso il suggestivo spazio del Palazzo del Broletto, Piazza Duomo, la mostra personale di Caterina Ruggeri “Colori rubati”.

Organizzata con il sostegno dell’Assessorato alla Cultura del Comune di Como, la mostra propone una selezione delle opere più recenti della pittrice comasca che ha iniziato il suo percorso pittorico nel 2009, dopo aver esercitato a lungo la sua creatività nell’ufficio stile dell’azienda serica di famiglia. Si è accostata alla pittura per istinto e ha poi trovato un punto di riferimento in Pierantonio Verga: con lui ha completato la sua formazione all’Accademia di Belle Arti Aldo Galli – IED Como.

Dice il curatore della Mostra Roberto Borghi “Di solito pensiamo all’orizzonte come a una linea: e se invece fosse un colore? Se lo fosse, risulterebbe una zona pulsante e indefinita invece che una riga più o meno netta, non designerebbe il confine tra terra, acqua e cielo ma sarebbe anzi la loro area di fusione, si espanderebbe tanto in orizzontale almeno quanto in verticale, come avviene nei dipinti più recenti di Caterina Ruggeri. Questo capovolgimento di uno dei più consolidati parametri visivi, nella pittura di Caterina, è stato attuato gradualmente, per passaggi successivi. Prima è stato necessario affrancarsi dalla geometria, dalla tentazione di strutturare l’immagine in zone rettangolari. Poi è diventato basilare concentrarsi sulla linea che suddivide l’immagine, per far sì che la ripartizione fosse sempre meno nitida, e che le linee anzi si moltiplicassero, ma diventassero segni, graffi, e fossero quindi sempre meno regolari e sempre più espressive. Quindi l’essenziale si è rivelato far dialogare le diverse parti del dipinto, creare una tensione energetica, far percepire un’unità di fondo tra i diversi elementi.”. Naturalmente la bellezza nell’arte contemporanea è sottoposta ai colpi del relativismo ed è anche lapsus per ogni artista, “la premessa della felicità”, diceva Stendhal. Sicuramente Caterina Ruggeri più che la bellezza ricerca il “bello” baudelairiano, realizzando un’arte avventurosa, pareggiando l’intensità della vita e i ritmi dell’opera. Si pone in un rapporto col processo pittorico e ora ci consegna, immagini emblematiche di un luogo orizzontale e infinito, una geografia senza confini che sembra, però, corrispondere alla superficie del quadro.

Una pianura di segni e colori, che riproducono il genius loci e allo stesso tempo consegnano un’immagine della natura assolutamente corrispondente. Andare a bersaglio non per raggiungere un disciplinato risultato, bensì per intercettare l’impazienza del puro movimento. La forma dell’arte come pathos, le dissonanze del quotidiano come immersione negli squarci della vita. “Bisogna avere sempre un luogo da cui andar via“, dice Rimbaud. Io dico: per andare. E lo dico guardando i quadri di una artista inviata speciale nella realtà, tra rumore alterno delle cose e suoni rapidi della pittura.