Christine Macel curerà la Biennale 2017. Con un occhio all’arte italiana

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Il Cda della Biennale di Venezia, riunitosi ieri venerdì 22 gennaio, su proposta del presidente Paolo Baratta, ha nominato Christine Macel, curatore della 57esima Esposizione Internazionale d’Arte che aprirà nel maggio del 2017. Dopo gli studi nel campo della storia dell’arte, Christine Macel è stata conservatrice del patrimonio e ispettore della creazione artistica nella “Délégation aux Arts Plastiques” del Ministero della Cultura francese (dal 1995). Dal 2000 ricopre l’incarico di Curatore capo del Musée national d’art moderne – Centre Pompidou di Parigi, dove è responsabile del Dipartimento della “Création contemporaine et prospective” che ha creato e sviluppato. È stata curatrice del Padiglione Francese alla Biennale Arte 2013 e del Padiglione Belga alla Biennale Arte 2007.

Christine Macel
Christine Macel

La nomina deve essere salutata con gioia, perché Christine Macel ha un carattere schivo e predilige evidenziare il lavoro degli artisti piuttosto che affermare un’ideologia o anteporre all’opera il proprio ego. Virtù rara nel tempo del curator star che spesso cerca più che l’arte l’autoaffermazione. Non per questo non va riconosciuto alla Macel un pensiero forte, critico, di grande spessore specie sui temi più complessi come il rapporto tra arte e contemporaneità.

Ulteriore garanzia è anche la passione della Macel per l’arte italiana che si recentemente evidenziata nella mostra nel Mezzo del Mezzo. Arte contemporanea nel mediterraneo conclusasi in novembre a Palermo in quattro sedi diverse (Museo Riso-Albergo delle Povere, Palazzo Sant’Elia, Cappella dell’Incoronazione, Palazzo delle Aquile) con 86 artisti internazionali che affrontavano il tema del Mediterraneo come luogo di incontri e legami, migrazioni, diaspore, frontiere…

In una recente intervista Christine Macel ha riassunto la sua visione sull’arte e sul mondo contemporaneo:

> Gli ultimi quindici anni hanno visto il mondo dell’arte cambiare profondamente soprattutto a causa dell’esplosione del mercato dell’arte contemporanea e della speculazione, senza proporzione alcuna con il valore delle opere, modificando conseguentemente la definizione stessa della parola arte o artista. Io rimango convinta che l’arte possa, per coloro che ne rispettano la natura, ovviamente in perpetuo ma fondamentale mutamento con l’essere umano, giocare un ruolo molto importante sia a livello individuale che sociale”.

> Siamo in una situazione molto contrastata e anche paradossale. L’Occidente, il cui aspetto è profondamente cambiato a causa degli intensi movimenti migratori, si trova in un momento critico, da un lato cerca di difendere i suoi antichi valori dopo una fase segnata dal post-colonialismo, valori come la democrazia o ad esempio, in Francia, i valori della laicità ed uguaglianza; dall’altro, l’egemonia dell’Occidente è già stata sconfitta dall’emersione delle nuove potenze, in presenza di contraddittori processi di frammentazione sociale che contrastano con i valori suddetti. Certi valori dell’Occidente sembrano in alcuni casi assolutamente preziosi, come l’umanismo – anche se questo umanismo al momento non riguarda che una parte del mondo – il desiderio di uguaglianza sociale e di educazione o i timori per l’ecologia, ma mi sembra che tali valori non possano più aspirare all’universalismo. Penso comunque che essi debbano continuare a rivestire un ruolo fondamentale per l’Europa.

> Molti degli artisti, a livello globale, come mostra bene l’esposizione/allestimento delle collezioni contemporanee attualmente al Centre Pompidou, Une Histoire (Una Storia) – Centre Pompidou, Paris – sono fortemente preoccupati dalla globalizzazione e dalle sue nefaste conseguenze, dal problema delle migrazioni e dei conflitti ed essi sono spesso animati da quei valori che ho appena evocato, esprimendo contemporaneamente il dubbio e l’incertezza, ponendo delle domande senza necessariamente fornire delle risposte. La globalizzazione ha dunque avuto come conseguenza, a mio avviso, il rafforzamento di atteggiamenti critici, in maniera talvolta scontata, direi un cliché. Ma è allo stesso modo vero che il mercato dell’arte contemporanea ha la tendenza a creare un’offerta conforme alla domanda. Al contempo, non dobbiamo dimenticare gli artisti che non fanno parte di questo mercato o che ne fanno parte solo parzialmente e che sono la maggioranza.

> Per me l’Italia rappresenta sempre una terra d’intellettuali ed artisti. Essa ha giocato un ruolo fondamentale nella storia dell’arte fino al XX secolo, ma mi sembra che oggi questo ruolo sia in crisi, come d’altronde in altri paesi occidentali. Certamente ricollegandoci all’arte degli anni 60 e 70 si riscoprono all’estero delle figure appassionanti come Marisa Merz, Maria Lai, Salvatore Scarpitta o Carol Rama. Certamente numerosi giovani artisti italiani espongono in giro per il mondo, da Elisabetta Benassi a Roberto Cuoghi passando per Pietro Roccasalva. Ma non hanno più un ruolo da leader, come in altre epoche. Numerosi artisti si spostano d’altronde a Berlino o a New York. Ricordiamo che il 50% del mercato è occupato da artisti americani e in secondo luogo dai cinesi. In breve, penso che l’Europa e l’Italia in particolare debbano piu che mai investire sulla cultura e l’arte, che costituiscono – al di fuori della cucina naturalmente (sorride) – le sue maggiori ricchezze. La biennale di Venezia dovrebbe ad esempio salvaguardare il ruolo capitale nella mappa del mondo dell’arte e ricevere il sostegno necessario: essa è pur sempre il luogo di maggiore riconoscimento per un artista. I musei contemporanei italiani dovrebbero occupare un posto piu importante nel panorama internazionale e sviluppare le loro collezioni, in quanto è attraverso esse che si prepara l’avvenire della cultura italiana.

 

1 commento

  1. in italia non c’è nessuno all’altezza di curare la biennale , o i curatori itaiani stanno curando eventi in francia ?

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