Io disabile nella jungla della quotidianità

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“Zia, lo sai che sei un po’ strana?!”  è la domanda che la nipotina di sei anni rivolge a Patrizia Ciccani, oggi quasi cinquantaquattrenne  (lo sarà tra meno di due mesi) con disabilità dovuta a una tetra paresi spastica. Questa domanda è oggi il titolo di un libro, il racconto biografico di una donna che raccontando se stessa e le contraddizioni del mondo in cui abita mette a nudo con gusto, dolcezza e severità l’attitudine dei “normodotati” nei confronti delle persone con disabilità. “Da diversi anni avevo in mente questo libro, spinta dalla convinzione che potesse risultare utile conoscere il mio percorso scolastico, lavorativo, entrambi non comuni, e di vita, sia per chi vive una disabilità, soprattutto se giovane, sia per chi la incontra” spiega l’autrice. “Un aspetto che ritengo importante è l’ironia, che da un certo punto in poi della mia vita è stata il sottofondo a ogni mia esperienza, una lente che rende tutto più semplice, nel rapporto con me stessa e con gli altri”.

Ed è proprio l’ironia lo strumento di cui si serve per mettere nero su bianco la sua vita, a partire dalle prime esperienze scolastiche alla scoperta di essere considerata “diversa”. “Ho frequentato le elementari in una scuola speciale, una scuola dove eravamo tutti bambini con disabilità e quindi non c’erano differenze. Mi sono sentita diversa quando ho cominciato le scuole medie in una scuola normale, perché lo ero. L’impatto è stato duro, ma non ho mai subìto prese in giro”. I bambini possono essere anche “crudeli”, a volte, con i coetanei che ai loro occhi non sono come loro. Ma l’autrice dice: “I bambini vanno solo “accompagnati” all’incontro, il problema è negli adulti con i quali sono in contatto, che a loro volta non sono stati aiutati a incontrare persone diverse”. Ed infatti è nel mondo dei cosiddetti adulti che si annidano pregiudizi e luoghi comuni. Ne sfatiamo qualcuno? “Se una persona con disabilità vive la propria vita perseguendo gli stessi obiettivi di un’altra viene considerata eccezionale, o comunque un fenomeno, quando sta semplicemente vivendo la propria vita” afferma la Ciccani. La sua disabilità consiste in difficoltà nei movimenti e nel linguaggio. “Spesso la difficoltà di linguaggio è associata a una difficoltà mentale. E allora è arduo far capire di avere l’intelligenza a posto”. Talmente arduo che è stato impossibile evitare di imbattersi in incontri e situazioni paradossali, talvolta surreali, descritti nel libro, alcuni dei quali ci vengono anticipati dall’autrice: “Al telefono una signora voleva chiamare un’ambulanza per me, sentendo la mia voce ha pensato stessi male. Un poliziotto, dopo avermi soccorsa per un caduta accidentale, considerata la mia andatura un po’ traballante, decise che io fossi  ubriaca. O ancora, la commessa di un negozio si è rivolta a me urlando e scandendo le parole, pensando che fossi sorda e che avessi un ritardo mentale”.

Di episodi che fanno sorridere ma anche e soprattutto riflettere il libro ne è pieno. Pagina dopo pagina la scrittrice mette a nudo le ipocrisie e insegna che il compito di ognuno non è cercare l’inesistente normalità, ma essere al meglio di come possiamo essere. Il volume verrà presentato sabato 16 gennaio alle 18.30 allo Spaziottagoni live di Roma (Trastevere), che ha organizzato l’incontro in collaborazione con l’associazione Mameli 7 onlus. Poi, il prossimo obiettivo sarà quello di portare il libro nelle scuole. Un proposito che è in linea con quanto la Ciccani già fa: da oltre vent’anni usa la disabilità come strumento educativo realizzando in scuole di ogni genere e grado il progetto Girotondo, un intervento pedagogico-sociale finalizzato a sciogliere le difficoltà che ci sono nella relazione con persone considerate diverse.