Filippo Martinez, da Sgarbi all’Università della Felicità

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Filippo Martinez: autore-regista, scrittore, pittore, docente di Regalità Individuale e rettore dell’Università di Aristan, l’unico ateneo al modo ad avere una facoltà di Scienze della Felicità che conferisce lauree in Teoria e tecniche di salvezza dell’umanità. In questa università insegnano più di quaranta docenti eccellenti: dal filosofo Giulio Giorello a Vittorio Sgarbi; dalla giornalista delle Iene Nadia Toffa al maestro zen Fausto Taiten Guareschi; dalla webstar Frank Matano al gastroenterologo e ipnotista medico Danilo Sirigu; da Ornella Vanoni al doppiatore Roberto Pedicini; dalla scrittrice Barbara Alberti all’esegeta Antonio Pinna; dallo scrittore Massimo Roscia al critico cinematografico e letterario Fabio Canessa; da Don Backy all’inviato di guerra Luca Foschi. Per completare il quadro, aggiungo che Aristan è una città-stato fluttuante. Mi sembra che davvero non manchino gli spunti per un’intervista.

Innanzi tutto, dove si trova la città-stato di Aristan?

Come ha già detto lei la sua topografia è fluttuante, coincide con la pelle di chi vuole viverla. È un luogo che le mappe non riconoscono più. Aristan infatti è uno Stato forte e libero. Un accogliente Stato Mentale per tutte le persone di buona volontà che non vogliono rassegnarsi ai giochi di quest’epoca miserabile.

Come funziona la Facoltà di Scienze della Felicità. In cosa questa Università è diversa dalle altre?

La nostra università sta elaborando e proponendo una scuola profondamente rinnovata. Rinnovata nel rapporto tra docenti e studenti; rinnovata nella scelta delle materie; nell’uso delle nuove, straordinarie possibilità documentali e nelle strategie di comunicazione. Un modello, quello di Aristan, che mi auguro le istituzioni prendano come riferimento per riprogettare la scuola convenzionale. La scuola deve essere un piacere. L’Università di Aristan lo è. A garanzia di quanto affermo porto due semplici considerazioni:  la prima è che la nostra laurea non ha alcun valore legale, dunque chi si iscrive lo fa solo per il puro gusto della conoscenza.

La seconda è che i nostri quotatissimi docenti vengono sempre con piacere a insegnare le loro passioni anche se ricevono poco più di un semplice rimborso spese ricavato dalle iscrizioni; infatti l’Università di Aristan, che non ha scopo di lucro, non dispone di alcuna sovvenzione pubblica.

Ma cosa s’insegna nella facoltà di Scienze della felicità?

Nell’anno accademico appena cominciato abbiamo molti corsi, ne cito alcuni: Nostalgiologia, Filosofia e illusionismo, Divertentismo avanzato; poi ci sono master di Psiconautica, di Microgiografia politica, di Resilienza. C’è anche un corso per la Prevenzione dell’idiozia esagerata in 16 lezioni tenute da docenti sempre diversi (idiozia e coscienza, idozia e intelligenza artificiale, idiozia e potere, idiozia e giornalismo, idiozia e arte contemporanea…). Ci sono persino delle Reincarnazioni, si tratta di transfert didattico-emotivi nei quali i docenti per 45 minuti parlano a nome di un loro maestro scomparso: l’epistemologo Silvano Tagliagambe, ad esempio, sarà il monaco-filosofo Pavel Florenskij; La musicista Rossella Faa sarà Billie Holiday; Benito Urgu sarà il principe Antonio de Curtis (Totò).  Io insegno Regalità individuale, esalto l’esercizio continuo del libero arbitrio; è l’unico modo per essere monarchi assoluti della nostra vita. Tutti i corsi del resto sono stati concepiti per diffondere un’adeguata “strategia dell’attenzione” nei confronti della vita.

Ma la felicità?

Chi si aspetta d’imparare formulette magiche per la felicità non potrà che rimanere deluso. La felicità infatti è un’esperienza privatissima, che giunge in modi molto diversi per ciascun individuo. E non può essere insegnata. Possiamo solo raccontare i percorsi felici di chi ogni tanto è riuscito a gustarla. E se questi percorsi li raccontano persone molto intelligenti, molto ricche umanamente, c’è un’ottima possibilità che diventino contagiosi e accendano nuove passioni. Nell’Università di Aristan tutti i docenti sono invitati a scegliersi una materia che coincida con una passione della loro vita. Così, ad esempio, il filosofo Giulio Giorello – che tra l’altro fa parte dei Nemesis, il mio gruppo musicale (www.youtube.com/watch?v=DMCTC4KxXNU) –  ha scelto di insegnare Texologia e parlando di Tex Willer, fatalmente, ha lasciato intravedere la sua concezione filosofica della vita. Così come Sgarbi ha voluto la cattedra di Follia, dice che la follia lo attrae perché, trascendendo l’ovvio, sorprende e inquieta.

A proposito del docente Sgarbi, tra i tanti lavori lei è stato anche regista di una trasmissione che ebbe molto successo in tv, ‘Sgarbi Quotidiani’. So che siete molto amici.

Vero. Lui ha sempre insegnato in questa università. Due anni fa addirittura, contro il consiglio dei medici, venne alla sua lezione dopo un incidente gravissimo. Era ingessato, dolorante e si fece fare delle iniezioni prima di scatenarsi in un discorso che attraversava la follia nei secoli: da Erasmo ad Ariosto, a Edgar Allan Poe, a Van Gogh, a Bobby Fischer. Ci siamo conosciuti nel 1992. C’erano le campagne elettorali in corso, io quell’anno avevo girato uno spot elettorale per un candidato sardo. Era uno spot in bianco e nero, girato come un film di Buñuel. Durante un talk show chiesero a Vittorio un giudizio estetico sugli spot che circolavano. Lui disse: “fanno tutti schifo, tranne uno che ho visto su una rete sarda; una vera opera d’arte”. Poco tempo dopo Vittorio per la sua campagna elettorale nel Partito Liberale venne in Sardegna, a Videolina, la principale rete televisiva sarda. Io ero in una saletta di montaggio per sottotitolare in inglese uno mio spot per Mobil Clam, un mobilificio di Pirri che, a sorpresa, aveva vinto un premio pubblicitario molto importante e doveva essere presentato al festival di Cannes. Vittorio seppe che ero lì e mi raggiunse. Trascorremmo insieme tutta la giornata e prima di ripartire disse: “mi vogliono affidare una trasmissione, non la faccio se non sarai tu il regista!”. Così è stato.

Alla fine dell’anno dalla città-stato di Aristan è giunto nelle librerie di tutta Italia anche un volume intitolato ‘Prove di volo, manuale di psiconautica elementare’ edito da Edra. Di cosa si tratta?

È un libro con due codici: uno, il codice letterario, è  quello utilizzato dallo psichiatra e direttore generale dell’AIFA (agenzia italiana del farmaco), Luca Pani; l’altro, il codice visionario, è quello utilizzato da me per commentare con i miei dipinti i testi di Luca. Il sito di Aristan (www.aristan.org) tutti i giorni pubblica un editoriale. Luca Pani ogni domenica, da oltre due anni, scrive un editoriale di Psiconautica trattando di quell’universo semisconosciuto che è la nostra mente. Questi editoriali hanno sempre un grande successo così Giorgio Albonetti, capo della casa editrice Edra, ha proposto di pubblicarli. A quel punto Luca mi ha chiesto di affiancare alle 107 pagine con i suoi editoriali, 107 pagine con una scelta di miei dipinti collegati ai temi trattati. Mi è sembrata una bella idea.

Sempre nel 2015 lei ha pubblicato per Bompiani anche un altro volume, in questo caso solo letterario: ‘Cammellini che entrano ed escono dalle orecchie’ sono tragedie brevi e fiabe per bambini cattivi. Anche questo libro ha a che fare con Aristan?

No, questo è semplicemente il mio testamento. Sono particolarmente affezionato a ‘Cammellini’ ma purtroppo è uscito proprio mentre Bompiani cambiava proprietà e non è stato pubblicizzato in alcun modo. Spero di farlo conoscere traendone un film. Ho già la sceneggiatura.

Per finire, quali sono i suoi prossimi lavori? In quali vesti la vedremo?

Mi piacerebbe chiudere un’opera in sospeso dal 2008. Si tratta di una mostra gigantesca con un format di allestimento inedito: 10.000 metri quadri per più di un chilometro quadrato di superfice dipinta; centinaia di quadri, alcuni enormi. È intitolata ‘Termopili, nostalgia della battaglia’ e racconta la situazione estrema del generale spartano Leonida mischiandola alla mia vita. Sono affascinato dai temi ove si assottiglia sino quasi a sparire il diaframma tra la vittoria e la sconfitta, tra la vita e la morte, tra la realtà e il sogno. Sino ad oggi purtroppo sono riuscito ad esporre solo una piccola parte di quest’opera;  è stato nel 2011, alla Biennale di Venezia: 616 ritratti su legno dei guerrieri persiani detti Gli Immortali. Forse ho esagerato con le dimensioni di questa mostra, ma non sopporto che quei dipinti stiano stipati dal 2008 in un appartamento e due garage. Uno è di mio fratello che, con garbo, mi ha già fatto capire più volte che non gli dispiacerebbe, prima o poi, ritrovare un parcheggio per la sua auto.