Quando i dettagli fanno la differenza

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Avete mai provato la sensazione di aver già vissuto una situazione che magari si sta verificando in quel momento, il cosiddetto “déjà vu”? Ecco, in “Ieri è un altro giorno” Pietro Paolucci (un eccellente Gianluca Ramazzotti), il nostro protagonista, andrà ben oltre, ritrovandosi a (ri)vivere una giornata stramba, dove tutto può succedere e la differenza la fanno i dettagli.

Scritta da Silvain Meyniac e Jean Francois Cros, due autori contemporanei francofoni, e nominata ai Molière 2014, la commedia arriva per la prima volta in Italia, con un adattamento (curato da Luca Barcellona e David Conati) che riesce a tradurre i giochi di parole e la comicità di situazione tipici del teatro francese. Dopo la prima assoluta alla 49esima edizione del Festival di Borgio Verezzi, lo spettacolo è attualmente in scena al Teatro Franco Parenti di Milano e ci sembra assolutamente in linea con l’atmosfera delle feste natalizie. Si ride, infatti, di gusto, con un ritmo incalzante che non accenna a cali nonostante la durata di due ore, un risultato non semplice da ottenere.

In una scena (si avvale di quella originale ideata da Eduard Lang) che riproduce la stanza di un importante studio legale, subito entra in azione il primo “dettaglio” da tenere sott’occhio. A compierlo sono il capo, Bernardo (Antonio Conte), e suo genero Federico (Alessandro Sampaoli). Grazie al gioco di luci e alla musica, qualche ora è trascorsa e si avvicina l’udienza in cui l’uomo dovrà affrontare il dibattimento finale di una causa a cui tiene molto. C’è, però una new entry come segretaria, è la sua ex (Milena Miconi), la quale ben conosce i tic e il mantra del nostro avvocato: «ordine e disciplina». Durante questo “nuovo” giorno arriva una donna, la signora Verda (Biancamaria Lelli). A lei è legato un altro “dettaglio” che cambierà le sorti e anche il tempo, ma non possiamo e non vogliamo rivelarvi tutta la sinossi, si perderebbe il gusto di questa pièce. Vi basti sapere che a un tratto comparirà Antonio Cornacchione (in super forma) e solo Pietro potrà vederlo e sentirlo.

Nel titolo “Ieri è un altro giorno” (tradotto testualmente dall’originale) si sente l’eco della famosa battuta di Rossella  O’Hara in “Via col vento”: «dopotutto, domani è un altro giorno», ma qui a far da principe è “ieri”. «Quando penso a un preciso momento e rifaccio il suo tic» – dice il personaggio interpretato da Cornacchione – «si ritorna indietro» e ciò accade soprattutto finché tutto non diventa chiaro ai due. Questa logica richiama – ovviamente con i dovuti distinguo – la serie tv americana “Day Break in cui il detective Hopper, accusato un giorno ingiustamente di omicidio, riviveva continuamente quel giorno fino al momento in cui capisce come si sono svolti davvero i fatti.

La scena è unica, però cela degli escamotages ben studiati, velocemente messi in campo mentre l’attenzione del pubblico è calamitata dai dialoghi brillanti. È cosparsa di maiali di ogni dimensione, che all’inizio potrebbero darci l’idea di salvadanai, poi una battuta farà quadrare il cerchio su come anch’essi siano simbolici.

La regia di Éric Civanyan (ha diretto il film del 2007 “Genitori in ostaggio”) asseconda le ottime prove attoriali di tutti su cui spicca ancor più Ramazzotti. Lo avevamo apprezzato la scorsa stagione al Manzoni di Milano ne “Il prestito” di Jordi Galcerán, ma qui dà ulteriore prova di sé, mettendo in scena l’imbruttimento umano così come la tenerezza. In “Ieri è un altro giorno” si gioca letteralmente con le logiche teatrali rendendo onore e quasi omaggio al tono francese – vedi anche la mimica facciale e la gestualità che, talvolta, sembrano volutamente caricate a mo’ di parodia.

In un periodo in cui tendenzialmente si popolano più le sale cinematografiche, tra uno Zalone e un Pieraccioni, uno Star Wars e un cinepanettone, vi consigliamo una serata teatrale in compagnia di “Ieri è un altro giorno”, una commedia per tutta la famiglia.

In scena fino al 6 gennaio 2016