Otello, Jaspers e il delirio di gelosia

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È finito il tempo di Medea. Quella creatura vendicativa vive solo sul palcoscenico. Donna crudele, che per amor tradito uccide i figli pur di punirne il padre, Giasone.

Karl Jaspers
Karl Jaspers

Un personaggio che giganteggia virato al nero e si capisce bene quanto sia mostruoso, se strappato alla dimensione tragica della rappresentazione e traslato nella realtà. Il mondo antico conosceva bene la gelosia. Curiosamente, era uso collegarla alle donne e la sublimava nel teatro. Poi è venuto il mondo moderno: Otello era lì a dirci che anche un uomo poteva esser fragile e insicuro al punto di impazzire per amore. E infine gli studi psichiatrici, che hanno strappato la gelosia all’assolutismo dell’arte per sezionarla e, finalmente, curarla. I primi trattati medici intorno a quel che fu detto “delirio di gelosia” sono scritti alla fine dell’Ottocento. Esso è più democratico che ai tempi di Medea: gli uomini ne sono vittima, soprattutto se alcolisti; le donne invece ne cadono preda se sono state colpite da un tumore all’utero. Persino Freud se ne occupa, ma all’inizio un po’ tutti brancolano nel buio.

Centra il segno invece un giovanissimo Karl Jaspers. Il filosofo e collega di Martin Heidegger, nonché maestro e amico di Hannah Arendt, nel 1910 dà alle stampe un testo di sorprendente modernità finora ignoto in Italia, delirio-di-gelosia-cover-737464Delirio di gelosia (a cura di S. Achella, Raffaello Cortina Editore, pp. 122, € 12). Jaspers oltreché filosofo era infatti psichiatra, e se non curò pazienti nelle corsie degli ospedali fu solo perché soffriva di bronchi. Meditò a lungo sulle debolezze della natura umana e, da buon medico qual era, raccolse e classificò dati. Jaspers apre un nuovo corso chiarendo che sarebbe riduttivo cercare le cause della gelosia nelle patologie organiche. Per guarirla è necessario entrare nel vissuto del paziente. Giudicava tali limiti gravi “pregiudizi filosofici” e si adopera nel senso di una metodologia pluralista che pone l’accento sulla realtà empirica, cioè sull’uomo in carne ed ossa. È, questa, la base della moderna psichiatria. Ed è così che quel che erroneamente è passato alla storia come un sentimento, è svelato per ciò che è davvero: una grave forma di paranoia. Nell’interessante libro di Jaspers compaiono casi di uomini e donne che hanno trasformato la vita del coniuge in un inferno. Memorabile il pastore protestante che riduce alla fuga e alla disperazione ben tre giovani mogli, poi risultate esenti da colpa adulterina. Insomma, con le cure psichiatriche c’è la speranza di fermare la mano di Otello prima che sia troppo tardi. Viviamo in tempi prosaici: facciamocene una ragione. Ma che Medea sia confinata in un ospedale psichiatrico e i suoi figli salvi, è di certo una buona notizia per tutti.