La battaglia infinita per la purezza della poesia

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Il titolo del libro vale come passepartout per la lettura.Combattimento ininterrotto: è quello che questo poeta, ostinatamente, con devozione maniacale e monastica, usando la penna come una katana, compie da 35 anni, contro la poesia domestica, sterile, sentimentale, retorica. Senza dubbio Alessandro Ceni, poeta scontroso, ritirato e anomalo, dall’esordio fin da subito possente (I fiumi d’acqua viva uscirono nell’album Guanda “Poesia Uno”, nel 1980; il primo libro clamoroso è del 1985, griffato Marcos y Marcos, I fiumi), è la voce più alta tra i rari poeti viventi (gli altri sono zombie leopardiani). 

Meno noto dei soliti noti (Milo De Angelis, Maurizio Cucchi, Davide Rondoni, per dire), che hanno ormai poco da dire, anche per una certa voluttuosa gioia nel pubblicare con microeditori (con Puntoacapo, nel 2012, edita la raccolta di tutte le poesie), Ceni, il cui libro clamoroso è Mattoni per l’altare del fuoco (Jaca Book, 2002), ha appena pubblicato con Effigie (che non è proprio Einaudi…) l’esito del suo Combattimento ininterrotto (pp.40, euro 10): un incendio epico («Scenderò su di voi come una tenue trama invernale, una nebbia,/ per condurvi all’esaltazione e al regno», è l’incipit assoluto della bellissima Airone grigio), gonfio di afrori sapienziali («Nè amore né dio servono questo tipo di purezza»). Poeta ritirato (ne ha descritto bene il tiro lirico Daniele Piccini, che lo canonizza nel suo La poesia italiana dal 1960 ad oggi, Rizzoli, 2005), traduttore eccellente (Joseph Conrad, Herman Melville, Walt Whitman, John Milton sono anche dei riconoscibili maestri), Alessandro Ceni, che per semplificare fonde il candore visionario di Dylan Thomas al gusto linguistico di Mario Luzi, pensa che solitudine, vagabondaggio e fiato ferino siano la disciplina del poeta. Ha ragione lui. 

1 commento

  1. E’ detto anche Elianto. Appartiene alla famiglia delle composite, poichи durante le ore della giornata il fiore gira vilgendosi al sole, per taluni simboleggia adulazione, per altri riconoscenza verso l’astro che gli permette di vivere.

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