Vanni Cuoghi, il cielo sopra il Ghetto

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Monolocale 22, 2015, cm 21x30 china e acquerelli su carta.
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Monolocale 22, 2015, cm 21×30 china e acquerelli su carta.

Non ha una factory, ma poco ci manca. Non ha decine di collaboratori sparsi per il globo, ma quelli che lo servono fanno la loro porca figura. Lo avete visto – vado a memoria – a Frieze Londra, alla Biennale di Praga e a quella di Venezia, al Castello Sforzesco di Milano e al Liu Haiso Museum di Shangai, senza contare le personali  ordinate in gallerie private e spazi pubblici in Italia e all’estero. Vanni Cuoghi, genovese di nascita e milanese d’adozione, classe ’66, ha il piglio del lavoratore dell’arte. Il suo studio milanese, fra opere in lavorazione e libri, manderebbe in sollucchero bibliofolli e aficionados della carta, ma scordatevi l’immagine dell’atelier d’artista sgarrupato: pensate piuttosto a un laboratorio di idee simile a un’impresa a conduzione familiare, dove ogni prodotto e macchinario occupa il posto che gli è proprio, da qui escono le pitture, la ceramiche, le carte e i diorami che certificano la produzione di “casa Cuoghi” come produzione d’arte DOC.

L’ultimo esito lavorativo della ditta è rappresentato dai diorami, piccoli “teatri” realizzati con la tecnica del paper cutting: disegno, china, acquerello e naturalmente forbice e colla e carta, tanta carta, per scatole magiche e “stanze” che attraverso l’artifizio del trompe l’oeil raffigurano storie e macrocosmi dalla fortissima valenza simbolica. Li potrete vedere a Milano, alla galleria Giuseppe Pero in zona Isola, dove fino al 29 gennaio è in corso la personale “Da Terra a Cielo“, l’installazione sito specifica di opere inedite che nascondono aneddoti e simbologie magiche di “un’sola nell’isola”: il Ghetto Ebraico di Venezia, di cui si celebrano oggi i 500 anni di storie e leggende. Qui la cronaca si intreccia con la ricostruzione immaginifica: i “monolocali” di Vanni Cuoghi raffigurano i giorni della peste, i rastrellamenti nazisti, il Golem e il sacrificio di Isacco, ma anche Corto Maltese e la Venere degli Stracci di Pistoletto.

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Vanni Cuoghi, Da Terra a Cielo, veduta dell’installazione, Galleria Giuseppe Pero, Milano

Da Terra a Cielo” designa la parte per il tutto: le storie degli abitanti del Ghetto di Venezia sono nello stesso tempo le storie di tutti gli Ebrei di ogni epoca, in una narrazione sospesa, appunto, fra terra e cielo, dalla storia all’immaginazione, fra aneddoti e rivisitazioni simboliche, per un ordinatissimo diorama che è già di per sé un simbolo fondamentale: la disposizione delle “stanze” di Cuoghi è infatti la replica isomorfica della configurazione astrale che splendeva in cielo il giorno in cui venne liberata Auschwitz.