Quell’arte di regime al servizio del catastrofismo

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Climate change demonstration in Freiburg - Photo www.francebleu.fr Via Creative Commons

Con Ice Watch, l’artista Olafur Eliasson ha voluto dare il suo contributo al dibattito sul clima in corso a Parigi nelle sale che ospitano la Cop21, l’exposition universelle sul clima organizzata dagli adepti dell’imminente apocalisse ecologica. Obiettivo (secondo François Hollande le president e Ségolène Royal): dar la stura al new deal del “caos climatico”, con conseguente smobilitazione della “società civile” per la salvezza del pianeta.

Ma il catastrofismo climatico, insieme all’ecologia, è diventato l’ideologia dominante rispetto alla quale le voci fuori dal coro sono i dissidenti .

Lo squilibrio ambientale (e la guerra nucleare, vedi l’appeasement di Obama coi mozzorecchi di Teheran, prima della multiforme alleanza internazionale contro i tagliatori di teste dell’Isis) è pressante: chi nega che le emissioni di CO2 siano causate dall’uomo?  Ma la questione andrebbe affrontata con sano pragmatismo e  senza paraocchi ideologici e quindi in modo posato e obiettivo, mentre il  global warming è diventato la nuova religione che divide il mondo in due, fedeli e dissidenti appunto.

E’ notizia dei  giorni scorsi, ad esempio,  il licenziamento del meteorologo di lungo corso Philippe Verdier dal canale France 2, reo d’aver smontato, nel suo libro Climat investigation, le profezie delle cassandre sul riscaldamento globale insieme al circuito mediatico/politico della Cop21.

Noi lo sappiamo, finirà come con le altre 20 Cop, con roboanti dichiarazioni d’intenti e accordi al ribasso che ogni governo cercherà poi di rispettare.

Intanto, è stato (le cronache in prima pagina sulla Cop21 ora sono retrocesse all’Angelus di ieri di Papa Francesco) tutto un profluvio di articolesse sull’imminente catastrofe ambientale e sui propositi  di correzione del sistema solare (perché questo è il senso dello spauracchio del riscaldamento globale paventato dagli indignati speciali).

E a proposito di riscaldamento globale: sarà strano, ma pare  che i ghiacci del Polo Sud non si stiano riducendo affatto, anzi (recentissima documentazione NASA).

 Ice Watch Paris  - Photo: Studio Olafur EliassonE a proposito di ghiacci: proprio di fronte al Panthéon a Parigi si erge Ice Watch Paris, la mega installazione di Olafur Eliasson di dodici enormi blocchi di ghiaccio a rappresentare un orologio che scandisce il countdown per il global warming.

Bisognerebbe informare i guardiani del bene del mondo sull’impatto ambientale sortito dalla realizzazione di questo capriccio: l’orologio di ghiaccio di Eliasson non solo è costato uno sproposito, ma ha anche comportato una non indifferente emissione di CO2, dato che per trasportarlo dalla Groenlandia fino a Parigi è stato necessario usare speciali container refrigeranti, poi montati su navi fino alla Danimarca e successivamente  spostati su camion, che da lì li hanno scaricati al Panthéon, coi selfie e i giornalisti e la bella gente tutti in sollucchero signora mia.

“L’arte ha la capacità di cambiare la nostra percezione del mondo e Ice Watch rende tangibile a tutti le sfide climatiche che ci troviamo davanti”, dice l’artista islandese, decisamente in controtendenza rispetto alla sobrietà ecologica che vorrebbe difendere.

L’arte di regime ogni tanto ha dato buoni frutti, ma quella al servizio della cretineria ideologica e mediatica fa ridere.

 

1 commento

  1. Non si tratta di arte di regime ma di imbecillità di gente senza idee che si fa finanziare da ciarlatani senza idee per spettatori senza idee. È il ciclo chiuso dell’imbecillità per assenza di idee.

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