L’arte italiana fa tappa a Istanbul

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Contemporary Istanbul

Contemporary IstanbulUna fiera festosa che è innanzitutto un evento culturale, più mostra che vetrina, più popolare che mondana. Contemporary Istanbul, giunta quest’anno alla decima edizione, si è confermata appuntamento di rilievo nel calendario internazionale: grandi numeri, buone vendite, occasioni di confronto sull’asse Europa-Oriente. Dall’12 al 15 novembre, si sono ritrovate nell’antica Costantinopoli 102 gallerie, internazionali e di peso oltre che emergenti (23 all’esordio), in prevalenza turche ma provenienti da altri 23 stati; più di 700 gli artisti presenti, soprattutto locali. Una sorta di prolungamento ininterrotto della Biennale, chiusa il 1° novembre ma con parziale prolungamento – solo per la sede principale dell’Istanbul Modern – fino al 26.  E’ stata rinforzata la sezione – Plugin – sui nuovi media, sono continuate le conversazioni su temi caldi riguardo il mercato dell’arte, è stato introdotto un Focus – quest’anno, Teheran – su gallerie di una singola città. Dall’apertura riservata dell’11 i visitatori sono accorsi a decine di migliaia, non solo e non tanto collezionisti ma soprattutto appassionati, prevalentemente giovani.

Contemporary Istanbul è nata nel 2006 per iniziativa dell’imprenditore e collezionista Ali Güreli, uno dei segni visibili del rinnovato interesse della Turchia per la modernità e l’Europa, dopo decenni – a causa di instabilità politica e mancato sviluppo economico – di isolamento e marginalità. La prima biennale di arte contemporanea è stata organizzata dalla fondazione Iksv nel 1989, Istanbul Modern ha aperto nel 2004 seguito l’anno dopo dai musei privati Pera e Sabancı, nel 2013 Art Istanbul – un’altra fiera annuale che si tiene a settembre – ha aggiunto un tocco di internazionalità. Il boom economico di tutto un decennio ha fatto il resto, il collezionismo – lo testimoniano anche i cataloghi delle case d’aste di Istanbul – è sempre più di moda, sempre più orientato al contemporaneo. In pochi anni, la collina da Tophane a Taksim si è riempita di gallerie e centri culturali, oltre 200 se aggiungiamo quelli lungo il Bosforo: sono il vero motore della rinascita artistica del paese, che ha riscoperto le tradizioni anche ottomane e le proietta con creativo dinamismo nel XXI secolo. Un gigantesco e variegato atelier, da cui Contemporary Istanbul seleziona gli artisti più rappresentativi. La fiera però neanche quest’anno è stata in grado di fare il definitivo salto di qualità: aspira a diventare un vero e proprio hub regionale, ma non riesce a coinvolgere né gallerie importanti di Dubai o Jedda (presenti invece una giordana e due di Tel Aviv), né i grandi collezionisti arabi.

Tra gli stranieri, il drappello più folto – 7 gallerie presenti – si è rivelato proprio quello italiano. Il primo a scoprire Contemporary Istanbul è stato Fabrizio Russo, che poi ha aperto una galleria a Tophane – con vista Bosforo – lo scorso anno; si è dichiarato “moderatamente soddisfatto” della sua esperienza complessiva in città, anche perché “ormai gli artisti turchi cercano di entrare in galleria”, pronta ad ampliare e diversificare la sua offerta. Molti altri sono arrivati nel 2013, come Barbara Paci di Pietrasanta, attratta dalla “volontà di trovare nuovi mercati dopo l’implosione di quelli europei” e dal fatto che “la Turchia, geograficamente vicina, ha anche una base di collezionismo molto importante”.

“I collezionisti turchi sono molto colti”, ha spiegato la titolare al Giornale Off, “colgono ogni occasioneContemporary Istanbul per venire a trovarci e ci invitano a vedere le loro collezioni”; “e questa è per noi un’occasione di arricchimento, uno sguardo a Oriente ci è utile per aggiornarci”. La gallerista toscana ha anche apprezzato “un costante miglioramento della qualità della produzione artistica presentata in fiera”. Tra gli artisti rappresentati, Andrea Collesano ci ha parlato della passione sfrenata dei collezionisti turchi per gli animali – di grande o minuscolo formato, terrestri e marini – che disegna a china su carta da lui stesso anticata: Istanbul è stato un grande successo, è stata fonte d’ispirazione per il magnifico rinoceronte contornato dalle melagrane che campeggiava – con italianità ed eleganza – nello stand.

La versione di tutti gli altri – Antonio Colombo di Milano, Aria Art di Firenze, Liquid Art System di Capri, Il Chiostro di Saronno – è sostanzialmente identica: Istanbul è una scelta strategica e non occasionale, Contemporary Istanbul è una fiera di grande spessore e dalle grandissime potenzialità, i collezionisti sono attenti e stanno sviluppando una visione più ampia e internazionale nelle loro politiche di acquisizione, l’arte italiana è particolarmente apprezzata come testimoniano le personali di Marco Di Giovanni pochi mesi fa e di Antonio Sannino l’anno prossimo, entrambe in gallerie private. Lo Studio Berengo, specialisti del vetro a Murano (lo hanno sottratto ai maestri tradizionali per affidarlo agli artisti, dando seguito all’intuizione di Peggy Guggenheim), ha poi già trasformato la loro partecipazione biennale a Contemporary Istanbul in collaborazione più stretta: e ad aprile, nel prestigioso spazio espositivo ricavato nell’arsenale ottomano di Tophane (“casa del cannone”, in turco), organizzerà una delle tappe internazionali di Glassstress, la mostra sull’arte del vetro diventata contemporanea. Rapporti antichi che rifioriscono