Il suono primordiale della Tammorra, altro che il pop…

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tammorra“Se avessi scelto il rap o il pop, oggi saresti potuto essere più ricco e famoso”. E’ quello che dico, provocatoriamente, a Luca Rossi. Lui, trent’anni, autore e interprete per il teatro popolare e la musica folk campana, mi risponde con convinzione: “Qualunque cosa si faccia, l’importante è avere qualcosa da dire. Nell’attuale società del pop si producono canzoni usa e getta, si vuole tutto e subito. Io, invece, credo nel lavoro portato avanti giorno per giorno, perfezionato con lo studio”. Le sue parole non sono in contraddizione con i fatti: Luca ha subìto la fascinazione della tammorra da bambino, quando il padre lo portava ai concerti della Nuova Compagnia di Canto Popolare; ai primi insegnamenti sono seguiti gli studi all’accademia di Bologna, una serie di performance che hanno fatto ballare mezzo mondo, collaborazioni importanti, workshop a persone di ogni età e perfino un proprio metodo didattico che ha conquistato gli austriaci. Ma ogni cosa è stata vissuta come un traguardo, quasi con lo stupore di chi non si aspetta che dei tamburi a cornice possano portare così lontano.

Questi suoni viscerali non solo superano le barriere spaziali ma, soprattutto, reggono al passare del tempo. “Come tutti i tamburi, la tammorra è uno strumento primordiale. Essendo molto leggero si pensa fosse suonato prevalentemente dalle donne” spiega Luca. In particolare, la tammorra in Campania si suonava per accompagnare le celebrazioni legate al culto mariano. “Ciò che è interessante – avverte il percussionista – è la simbologia: la Madonna incarna maternità, accoglienza; travalica la religione per diventare una donna, una mamma, una sorella”.

La tammorra fa parte della famiglia della tarantella, ed è quindi sorella della ancor più nota taranta, la protagonista dell’estate di Melpignano. “La sensibilizzazione che c’è in Puglia viene soprattutto dalle istituzioni, che hanno capito che rivalutare la cultura autoctona porta ricchezza, oltre ad un rafforzamento identitario”.  Tradizione e senso di appartenenza si ritrovano anche in D-Uomo, lo spettacolo itinerante ripreso questo inverno dal musicista, che afferma: “Ho voluto dare una rilettura dell’Estasi di Santa Cecilia portando la tammorra, e quindi elementi pagani, nelle chiese”. Con lui Michele Signore, Pasquale Ziccardi e Pietro Cioffi.