L’idea: farsi un ritratto per sopravvivere ai selfie

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langone ritratto

Camillo Langone è un critico “scontemporaneo” e può permettersi essendo giornalista e gourmet, e non campando di arte, il lusso e la libertà di sbeffeggiare i vizi del contemporaneo, i vezzi di chi ama il brutto e lo sformato e ci specula sopra (fondazioni, musei, gallerie, fiere…).

Il suo progetto “eccellenti pittori” (sito e libro) inneggiava, non a caso, alla bellezza e al talento degli artisti che ancora lavorano e producono cose sensate. Il nuovo progetto è ancora più rivoluzionario in quanto reazionario: nel profluvio di immagini e di selfie, l’unico modo di lasciare qualcosa di sé, autentico e originale, è farsi fare un ritratto dipinto.

Dal sito www.ritrattoitaliano.com si può dunque commissionare a pittori del calibro di Enrico Robusti (famoso per le sue prospettive dissacranti), o di Fulvia Mendini (una sorta di Alex Katz post pop), o di Davide Frisoni, o di Daniela Vezzani, o di Giovanni Gasparro… il proprio ritratto, la propria effige ad imperitura memoria. Con l’idea che il pittore sappia cogliere con una sola posa l’anima della persona più di migliaia di inutili scatti con la boccuccia a cuore e la fronte aggrottata.

Un tempo, il rito del ritratto era esclusiva dell’aristocrazia e dell’alto clero che inseguivano l’eternità o volevano ribadire il proprio status, oggi è un buon modo per non svanire nell’iper visibilità dei social.