ENNESIMA: VENI, VIDI, VICI

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4x3_ennesima120 opere (e anche più), 70 artisti (gli storici, quelli che han fatto il boom nei Novanta e quelli che l’han fatto adesso), sette mostre, una personale e collettive tematiche e cronologiche e documentarie, installazioni, video, performance, pittura, scultura, fotografia, dal gruppo 70 allo spazio di via Lazzaro Palazzi degli anni Ottanta, dalla performance alla generazione artistica settanta/ottantiana, da Accame a Vitone passando per la personale di Alessandro Pessoli.

Cittadine e cittadini,  ecco l’arte in Italia degli ultimi cinquant’anni secondo il milanese Mousse Magazine alla Triennale: Vincenzo de Bellis, direttore artistico del MiArt, ha curato un approccio al contemporaneo tutto suo (ma la curatela di una mostra è sempre un resoconto in soggettiva), in partenariato con Edoardo Bonaspetti, già direttore di Mousse Magazine e attuale membro del board scientifico della Triennale.

Pubblico choosy e bella gente iersera al megashow in via Alemagna: Ennesima, una mostra una e settimina (nel senso, una mostra di sette mostre) di amplissimo respiro, volta non tanto a raccontare l’arte contemporanea in Italia dagli anni Sessanta a oggi, quanto piuttosto a offrire uno spaccato, partigiano e per forza di cose espressione dell’attuale mainstream curatoriale (rapporti di potere nella koinè ambrosiana), sull’arte italiana contemporanea dell’ultimo mezzo secolo.

Qualcuno lamenterà le assenze ma, in verità, in questa megamostra, tutti, ci son tutti. Compreso l’iconoclasta De Dominicis, che rifiutò una Biennale eppure lo inseriscono ovunque (piacerebbe sapere l’opinione di Italo Tomassoni).

De Bellis vince facile con Ennesima, criticarla sarebbe come sparare sulla Croce Rossa: artisti e opere degnissimi con cui è impossibile fare brutta figura, un ordinamento magari non impeccabile ma provvisto di tutto quel che serve, con le sezioni tematiche ben distinte e i dialoghi (soprattutto nella sezione della performance) fra esperienze comuni ma distinte organizzati in modo efficace ed esplicativo.

Visitare Ennesima è un po’ come leggere un saggio di divulgazione, senza pretese esaustive e universalistiche ma utile a gettare un colpo d’occhio preliminare sul mondo dell’arte contemporanea italiana, sapendo che l’estensore ha il suo punto di vista: un approccio che non è innocente come un’alata testa d’angelo, ma che è (anche) espressione di contingenti rapporti di forze nel piccolo mondo antico dell’arte – milanese, in questo caso.

Gli artisti? Tutti illustrissimi, di mio mi compiaccio di aver ritrovato Gabellone, Fregni Nagler, Ancarani, Calò, Bonvicini, Borgonovo, Correale e di aver potuto vedere dei bellissimi Roccasalva, Stingel e Clemente.

Inevitabili Cattelan, Beecroft, Pivi, Agnetti, Arienti, ma del resto se vuoi parlare di grandi statisti non puoi non parlare di Winston Churchill. Più che altro non si capisce il perché di una personale di Pessoli ma, come dice il saggio, sic transeat gloria mundi. Mentre invece capiamo il perché della rappresentatività delle gallerie (da Lia Rumma e Zero saranno contenti).

 

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Emanuele Beluffi
Nato a Milano, vivo e lavoro a Milano. Ordine Nazionale dei Giornalisti tessera n. 173490. Laurea in Filosofia presso Università degli Studi di Milano, Filosofia del Linguaggio-Orientamento Logico-epistemologico. Responsabile di redazione presso Il Giornale OFF, spin off culturale del quotidiano il Giornale. Ho curato cento mostre di arte contemporanea in Italia, in collaborazione con svariate gallerie d'arte; i relativi testi critici sono tutti pubblicati a catalogo e online. Ho scritto una monografia pubblicata da Skira. Ho prodotto un magazine cartaceo d’arte contemporanea a colori su carta patinata, presentato a diverse fiere internazionali d’arte contemporanea e attualmente conservato al Centre Pompidou di Parigi. Profilo completo qui: https://www.linkedin.com/in/emanuele-beluffi/