Mr. Green, il carosello di due vite antitetiche

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Mister GreenLo storico teatro della Cometa fa da cornice ad una delle più rappresentate commedie degli ultimi venti anni, Mr. Green di Jeff Baron, ancora in scena fino al 29 novembre. La regia di Pier Piergiorgio Piccoli, supportata dalla traduzione di Michiele Zaccaria, è carica di attualità, di tutte quelle sfaccettature esistenziali tipiche di questo tempo, la cui sfera emotiva è messa in risalto dalle musiche originali di Stefano De Meo. Eccellenti e iperealistiche entrambe le interpretazioni di Massimo De Francovich in Mister Green, insieme a Maximilian Nisi nel giovane Ross Gardiner. Sorprendente come un classico della commedia possa farsi specchio di sentimenti antichi come l’identità, la coerenza, l’amore per la famiglia, oggi più che mai messi in discussione, e come un’acuta regia possa metterne in risalto tutti i risvolti esistenziali.

Due vite antitetiche si scontrano avvicinate da un fatale incidente, nel traffico dell’Upper West Side di New York: Mister Green, un vecchio proprietario di lavanderia in pensione, in totale solitudine, dopo la morte della moglie, viene investito da Ross Gardiner, un giovane impiegato della multinazionale di American Express. Accusato di guida pericolosa è condannato dalla giustizia ad assistere Mr.Green, una volta alla settimana per sei mesi, deve aiutarlo ad affrontare le difficoltà della vita quotidiana. Così due sconosciuti si ritrovano costretti a trascorrere del tempo insieme, con toni a tratti ironici nel percepire il loro contatto stridente, tempo che si rivelerà prezioso per conoscersi ed affrontare aspetti irrisolti tra le più sottili pieghe psicologiche.

I due personaggi, immersi nella fredda scenografia di un appartamento abitato da un uomo solitario come Mister Green, dopo l’iniziale diffidenza e conflittualità reciproca, dovuta anche al divario generazionale, intensificano gradualmente il loro rapporto, fino a diventare ognuno indispensabile all’altro nel rivelare i propri disagi. Riflessioni esistenziali ma anche sociologiche si innescano in tutti e due gli atti: emergeranno dei forti problemi di identità, come l’omosessualità di Ross Gardiner, uomo brillante e apprezzato professionalmente e in famiglia, ma solo fin quando riesce a celare la sua vera natura, una parte profonda di sé che vuol inevitabilmente rivelare all’anziano Green a cui si scopre legato da un affetto inaspettato. Accomunati dall’essere ebrei, i due si scontrano sulle proprie ma diverse persecuzioni, che nel corso dei loro dialoghi, fra pasti caldi ed assistenza all’anziano, vengono fuori, sempre sul sottile filo dell’emotività, che si fa via via più spesso durante la confessione dell’amore represso per la mai dimenticata moglie Ester e per la figlia Rachele, presenza delicata e sommessa compare di rado sulla scena come un’eco di coscienza, da cui Mister Green è diviso per forti ragioni di orgoglio che solo Ross Gardiner saprà ammorbidire.

I racconti della difficoltà di nascere ebrei e l’irreversibile omosessualità di Gardiner finiranno per legarti in una inscalfinibile amicizia e dalla totale diversità dei personaggi verrà fuori una spiazzante complicità. La commedia si chiude in un emozionante lungo abbraccio di silenzio e verità.