Aroma30: orgoglio romano tra tradizione e modernità

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Le bellezze architettoniche, la storia e la cultura della Capitale, e poi il glamour e l’avanguardia tipicamente londinesi. Due citta, Roma e Londra, che potrebbero considerarsi agli antipodi anche solo considerandone lo skyline. Eppure sono vicine, così vicine da fondersi, almeno nella creatività di Michela Fasanella, anima di Aroma30.
Romana di nascita, cresciuta tra i banchi di quella fucina di talenti che è l’ Accademia di Costume e Moda (da qui sono usciti nomi come Alessandro Michele, la rock star della moda sulla bocca di tutti da quando ha intrapreso il suo cammino alla guida di Gucci, Albino D’Amato o Frida Giannini) e specializzata al blasonato St. Martins College di Londra, la designer -che i primi passi nel fashion world li ha mossi lavorando per maison iconiche come Valentino o Salvatore Ferragamo- ha fatto del suo brand il manifesto del nuovo made in Italy: quello giovane (ma non per questo meno capace), ambizioso, e legato in modo indissolubile alle tradizioni artigianali del Bel Paese. Per questo i suoi materiali vengono selezionati rigorosamente nello Stivale, principalmente in Piemonte e Toscana, e le stampe ideate dal brand vengono realizzate a Como.

Orgoglio italiano, quindi, ma non solo. Si potrebbe parlare infatti di vero e proprio orgoglio romano, se non fosse per il piglio internazionale delle sue creazioni. Sfidando la sempre più prepotente migrazione verso le capitali della moda, da Milano a Parigi, Michela Fasanella è andata controcorrente, ha lasciato Londra ed è tornata a Roma attratta dal fermento creativo che negli ultimi anni ha alimentato lo zoccolo duro composto dai giovani che proprio dalla Città Eterna vogliono ripartire. Qui, al Pigneto, ha aperto il suo studio e fondato la sua griffe, Aroma30, un brand che come un profumo, un aroma appunto – ma ancora da sviluppare a fondo (da qui il 30 del nome, quasi fosse ancora un prototipo)-  si diffonde nell’aria con grazia e  decisione senza darlo a vedere; e ancora qui ha scelto di produrre interamente le sue collezioni, affidate a piccoli laboratori a conduzione familiare. Il resto è storia.

Un racconto fresco che nel suo percorso è incappato in riconoscimenti importanti – uno fra tutti, quello di Vogue che ha inserito la designer tra i suoi Talents- e ha saputo ritagliarsi una nicchia in una città non ancora definitivamente accreditata tra le metropoli della moda, a colpi di ‘ready to wear’ dal sapore artigianale così vicino alla couture da essere prodotto in limited edition o addirittura in pezzi unici fatti su richiesta. E ancora, proprio come l’architettura della Città, fatta di bellezze storiche e quartieri più contemporanei, che non vivono in conflitto ma trovano un armonico compromesso, così è fatta la sua estetica, ora votata alla tradizione, ora lanciata verso la sperimentazione, rigorosa e minimale ma anche femminile.

La sua ultima fatica, ‘Charcoal’, è una capsule collection costruita in modo da poter soddisfare le esigenze quotidiane, che si tratti di una lunga giornata in ufficio o di una serata da vivere tra i club. Una sorta di divisa urbana che alterna felpe – sportive sì, ma arricchite da dettagli in astrakan- a lunghe gonne, cappotti dalle linee minimali a pellicce avvolgenti, cachemire a tessuti impalpabili, che gioca con i conflitti, gli stessi che, fin dall’inizio della sua avventura, nutrono la creatività della designer.

di Donatella Perrone

 

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