Walter Veltroni cade dall’albero…

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PdsPuò un albero essere all’origine delle difficoltà della sinistra moderna? Pare proprio di si. L’episodio prende le mosse quando la sinistra nostrana, siamo nel 1989, è coinvolta in un acceso dibattito critico, capace di coinvolgere intellettuali e militanti,  sul futuro del Partito comunista (già quasi settantenne). Una disputa dialettica scossa, altresì, dalle immagini violente di una piazza Tienanmen infiammata dalla rivolta degli studenti.
In questo spinoso contesto si inserisce, con una lettera, uno studioso salentino di storia contemporanea, Francesco Martelloni, berlingueriano di ferro. L’intento è quello di proporre al capo della comunicazione di Achille Occhetto, tale Walter Veltroni, “una trasformazione senza strappi alle radici, cambiando il nome in Partito comunista libertario e inserendo un nuovo simbolo: l’albero della libertà”. La missiva non ha mai avuto risposta, tuttavia, ha segnato in modo indelebile la storia del primo partito comunista europeo. Appunto grazie a un albero. Per Martelloni, infatti, aggiungere “l’albero della libertà” la cui immagine deriva da un rito ispirato al “calendimaggio”, significava dare nuova linfa vitale alla rivoluzione intellettuale in atto. Pensando, forse, ai pioppi, grazie al doppio significato della parola “populus” (pianta al femminile, popolo, invece, se usato al maschile), Martelloni voleva rendere omaggio al primo albero interrato a Parigi nel 1790. Una sorta di altare laico sullo sfondo della Rivoluzione francese.

D’altra parte l’albero (fu poi scelta la quercia) racchiude in sé una rappresentazione simbolica molto chiara: riproduce, infatti, sia l’ascesa al cielo sia il ritorno alla Madre Terra. Per esempio, il libro della Genesi, inserisce nell’Eden sia l’albero della vita sia l’albero del bene e del male dal quale verrà creata la croce di Cristo. Veltroni, uomo abile e scaltro, pare abbia colto a piene mani dal testo dello studioso leccese, tanto da suggerire a Occhetto diversi passaggi successivamente ripresi dal segretario del Pci durante il famoso discorso della Bolognina. Ma senza citarne la provenienza. La disgregazione (o frantumazione) della sinistra si interseca, quasi inconsapevolmente, con la lettera che abbiamo citato all’inizio, che aveva l’intenzione di accompagnare la rinascita della sinistra “recuperando l’ispirazione originaria dell’equivalenza tra comunismo e libertà”.

Ora è più facile spiegare la reazione piccata di Pietro Ingrao (recentemente scomparso), protagonista di quel complicato passaggio storico e tra i primi a cogliere lo scivolamento a “destra” del fu Pci. Basta rileggere con attenzione l’Occhetto sostenitore della “questione morale”, “dell’apertura alla società civile”, “della contaminazione con le migliori forze liberal democratiche e cattoliche progressiste” per penetrare quel desiderio di cambiamento ormai ostinatamente ramificato nella classe dirigente dell’epoca. La storia ha poi consumato diversi altri strappi. Quelli che Stefano Santachiara, autore dello scoop sull’albero veltroniano dalle colonne di “Left” identifica con “l’involuzione antropologica che lega significante a significato”.

Da Pds a Ds per giungere, ai giorni nostri, con l’acronimo Pd. Partito democratico. Una sigla che, volontariamente, ha allontanato il termine “sinistra” dal progetto. Non esiste più simbiosi tra progresso e nome del movimento politico. Un disconoscimento netto che lo stesso Veltroni volle rendere pubblico “Si poteva stare nel Pci senza essere comunisti”. L’ex responsabile della comunicazione comunista, ora impegnato a promuovere con un certo presenzialismo televisivo l’ultima fatica da scrittore, “Ciao”, libro autobiografico dedicato al padre mai conosciuto, è anche regista di discreto successo. In questa particolare cornice il titolo del suo film “I bambini sanno” invita a una riflessione. È vero, i più piccoli conoscono molte più cose di quanto la nostra presunzione ci faccia supporre. Eppure, di una cosa sono all’oscuro: la genesi della rottamazione del Pci ha radici lontane. Matteo Renzi è solo il frutto. Quello che non cade mai lontano dall’albero. Appunto.

2 Commenti

  1. Un gran bell’articolo davvero.
    Dove oltre a raccontare la trasformazione dello storico PCI nell’attuale PD
    si racconta il germogliare della scaltrezza attuale,che non si puo non riconoscere,della sx odierna.
    Veltroni ha “dimenticato” di rivelare la reale paternità degli spunti suggeriti ad Occhetto per iniziare la svolta del partito nei contenuti e nel come comunicarli.
    Renzi in quanto “frutto” di tal albero ma più spregiudicato,per età e periodo storico, ha solo dato più enfasi al processo di rottamazione.
    Una rottamazione che,nei contenuti più che nelle persone, chissà,se è avvenuta davvero?

  2. sarà anche vero che i comunisti sono spariti, ma gli stronzi sono rimasti

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