“La parola che non muore” a Civita di Bagnoregio

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Nell’introduzione al suo “ROMA, tutto maiuscolo come nelle vecchie targhe” (ed. 20090), libro spassoso e acuto, Gaja Lombardi Cenciarelli scrive, con un certa fermezza, che la letteratura non ci salva la vita: quello è compito dei medici. Si deve diffidare sempre dell’attribuzione, a libri o parole, di compiti diversi da quello di essere libri e parole. Non salvagenti, né dottori, né avvocati, amanti, fratelli. “La parola che non muore”, il festival che da oggi a domenica si tiene a Civita di Bagnoregio, provincia di Viterbo (borgo di cui abbiamo scritto qua), festeggia (questo fanno i festival) le parole che fanno le parole. I libri che fanno i libri. La poesia che fa la poesia. Coscienti che non sarà questo a salvare Civita (solo i soldi, gli interventi architettonici e la volontà politica possono farlo) e anche che Civita, per quanto bella, non salverà nessuno, che i calendari, gli appuntamenti, i reading, le performance sono inutili ma importanti e che Civita è importante perché può ospitarli e di quest’accoglienza può fare funzione, quindi anche economia, vitalità, vita.

L’iniziativa fa seguito all’appello del presidente della regione Lazio, Luca Zingaretti (corredato da immancabile petizione) per rendere Civita un patrimonio Unesco. Le parole sono pietre e non muoiono se risvegliano una fattività concreta e, se la risvegliano o meno, è un fatto quasi incidentale, là sta il rischio, il bello. Giancarlo Liviano D’Arcangelo e Massimo Arcangeli, direttori artistici del festival, il rischio se lo sono preso e renderanno Civita il palcoscenico di letture (poesia novecentesca; inediti; una versione della Divina Commedia in dialetto calabrese dell’800. Ospiti: Francesca Serafini Giordano Meacci e Roberta Mattei, della squadra di “Non essere cattivo” il film di Caligari in lizza per gli Oscar; le giovani poetesse molto promettenti Michela Monferrini e Ivonne Mussoni; gli scrittori Leonardo Colombati, Vittorio Giacopini, Beppe Sebaste, Antonio Pascale; il critico Filippo La Porta (qui il programma al completo).

Accanto a questo, però, il festival sarà l’occasione per inaugurare la Casa del Libro: uno spazio messo a disposizione dall’amministrazione comunale dove un mese all’anno verrà ospitato un artista, cui verrà, così, offerta la condizione ideale per chiunque lavori con la creazione: la tranquillità (e una forma, anche se un po’ imbastardita, di mecenatismo). A riempire la casa del libro penseranno i partecipanti, ma può farlo chiunque: basterà regalare un volume, spedendolo anche da casa, allegando la ragione per cui si è scelto quel libro in particolare in forma di video (c’è un hashtag per tutto, anche a Civita di Bagnoregio ed è: #evvivaCivita. Nel comitato scientifico, tra gli altri, Simona Dolce, Chiara Valerio, Vittorio Macioce; Davide Rondoni; Edda Cancelliere.

La cornice è splendida, le intenzioni concretizzate, i talenti moltissimi, lo spettacolo più che garantito e, persino, utile.