Giulio Frigo, un concettuale figurativo

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“What you see IS NOT what you see”. Dice di non voler polemizzare a cazzo con Frank Stella, ma in fin del conto ha ragione, ce lo diceva anche la nonna che c’è differenza fra essere e apparire. Questo è vero soprattutto in pittura, dove capiamo al volo per quale ragione Immanuel Kant insistesse così tanto sul fatto che la tal cosa che stiamo guardando non è più la stessa quando smettiamo di guardarla.

L’avevamo visto tre anni fa da Francesca Minini con una mostra che fin dal titolo ci aveva fatto pensare a Platone (Chora. In greco: il ricettacolo delle idee e, nel senso immaginifico del Nostro, il terreno d’incontro con la pittura ) e ora, nella stessa galleria milanese, Giulio Frigo torna (fino al 14 novembre) con la personale 360 780nm. Come Umberto Eco coi suoi metatesti, Giulio Frigo strizza l’occhio a quei pochi che sanno: 360 780nm è infatti l’intervallo del visibile, determinabile con particolari misuratori detti spettrofotometri.

Nella fattispecie, qui il visibile è: pittura e colore. Ma non pensiate che, da vedere, ci siano solo quadri appesi alle pareti: 360 780nm di Giulio Frigo è un’esperienza performativa in cui, almeno per una volta, il protagonista non è l’artista ma il medium. E, attenzione, il suddetto medium NON è il quadro, ma il mezzo che ce lo rende visibile: la luce.

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GIULIO FRIGO, Stanza 12, 2015, oil on board, 59 x 80 cm

Se nella sua mostra precedente Frigo voleva farci versare un obolo per accedere alla visione di opere emergenti da un lago di tenebra, ora è “sufficiente” che pratichiamo un azzeramento totale delle nostre aspettative sul visibile: varcata la soglia di uno spazio espositivo trasmutato in “beniana” (aggettivazione che desumo impudentemente da Carmelo Bene) macchina attoriale scenica con tendaggi e pareti nerissime e luci studiatissime, ci si apre dinanzi agli occhi l’universo dell’ineffabile. Come diceva Wittgenstein, ciò che non si può dire si può solo mostrare e Giulio Frigo, conscio dei limiti del linguaggio per esprimere il colore e la pittura, ce li mostra nella loro apparenza superficiale nuda e cruda: la luce che bagna a intermittenza e in maniera cangiante porzioni dei quadri serve a questo, ci di/mostra che essi non sono come li percepiamo. Che è un altro modo per dire che la cosa, indipendentemente dalle nostre limitate facoltà conoscitive, non la vedremo mai come essa è in sé e per sé.

 Nulla di astratto, non temiate di vedere monocromi o quadri fatti di linee: Giulio Frigo ci piace perché è un reazionario che difende il figurativo. Solo che per lui la pittura è l’oggettivazione inadeguata di un’idea, un vestito che le mettiamo addosso per poterla vedere: per questo i suoi quadri non sono mai pezzi facili.

Per rendere l’idea -bisticcio di parole da me fortemente voluto -, l’artista cita l’esempio di una camera anecoica, il luogo più silenzioso al mondo da cui è bandita ogni percezione sensibile che non sia il suono del nostro stesso respirare: ecco, visitare 360 780nm di Giulio Frigo è proprio come accedere a questa stanza, da cui si palesa l’intima essenza della pittura, solo e soltanto quella, che sopravviene, sulle pareti nerissime di Francesca Minini, come per autopoiesi.

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GIULIO FRIGO Stanza 16, 2015 oil on board 59 x 80 cm
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GIULIO FRIGO, Stanza 0, 2015, oil on canvas, 160 x 160 cm
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GIULIO FRIGO, 360 780nm, 2015, Installation view at Francesca Minini, Milano

 

 

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Emanuele Beluffi
Milanese, dal 2008 cura mostre d'arte e scrive per i relativi cataloghi, nel 2009 inventa una rivista di critica d'arte. Dal 2015 collabora a ilGiornale OFF, spin off culturale web e cartaceo del quotidiano il Giornale. Dal 2018 è responsabile di redazione a Il giornale OFF. Ha scritto di arte su magazine specializzati. Autore, con Flaminio Gualdoni, della monografia su Andrea Mariconti (Skira editore, 2012). Nel 2016-17 collabora alla campagna elettorale di Stefano Parisi come coordinatore del Gruppo Cultura di Energie PER l'Italia, organizzando la parte culturale del programma politico. E' stato promotore editoriale (editrice Mursia), archivista in Fondazione Biblioteca di via Senato e Biblioteca d'Arte del Castello Sforzesco, redattore in un'agenzia di pubblicità specializzata.