Roma Amor mio. La città eterna a teatro…

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Maurizio Canforini
Maurizio Canforini

Dai retroscena della statua di Paolina Borghese del Canova, ai motteggi di Pasquino a “er fattaccio der vicolo der Moro”, allo sguardo eternato del poeta Keats, sino alla magia di Audrey Hepburn in vespa nel film “Vacanze Romane”. Un sottofondo musicale  di canzoni storiche romane, eseguite dal vivo da Davide Tamburino e al fianco di Alessia Tona, accompagnate da una scenografia virtuale a cura di Endri Zisi e Leslie Esposito, ottenuta con l’effetto di video-proiezioni che ritraggono fra i più emblematici e sfaccettati luoghi della bellezza romana. Ed ancora immagini di Gigi Magni, Anna Magnani ed Ettore Petrolini, fino alla statua di Pasquino e quella di Paolina Borghese. E per finire ritratti filmografici, da “Poveri ma belli” ad Audrey Hepburn in vespa per le vie della capitale.

Le curiosità sulla Roma passata, una città quasi sparita, quella dell’800 e del ‘900, in una sinestesia di icone e simboli, una passeggiata attraverso le vie della storia, un ritratto complessivo della Roma dell’arte e della letteratura ma anche dello spettacolo e del costume. Si tratta di “Roma amor mio”, spettacolo teatrale scritto, diretto e interpretato da Maurizio Canforini e con Alessia Tona, in scena al Teatro “L’Aura”, dal 25 al 27 Settembre

L’idea di omaggiare la sua città non è per Canforini inedita, già nel 2009 aveva pubblicato “Ti porto per Roma”, una sorta di guida letteraria nelle vie della ‘città eterna’ in cui il lettore è preso figurativamente per mano attraverso delle suggestive passeggiate, ed ancora il libro di “Roma amor mio” del 2012, da cui ha attinto l’idea dello spettacolo. Un ulteriore spunto per lo spettacolo attuale è dato anche da “Un giorno a Roma con Audrey Hepburn” il libro dedicato al film di “Vacanze romane” che ha lasciato un segno indelebile nella storia del cinema. “Roma amor mio” si presenta come omaggio alla ‘città eterna’ in tutta la sua grandezza, uno spettacolo dedicato agli amanti della vera Roma, perché, come sosteneva Byron, «è città dell’anima, un sentimento più che un luogo».