E i cinesi invadono le accademie italiane…

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cinese scultoreIn Italia fare arte è pratica antica, ma rischia di diventare un luogo comune vuoto, più o meno come l’etichetta di Bel Paese che conserviamo nonostante tutto. Se un giovane dalla mano talentuosa e la mente creativa cerca su Google la parola “accademia”, ne trova 20 pubbliche, più 24 legalmente riconosciute. Ma l’accademia di belle arti è una tipologia d’istituzione che purtroppo, a causa di annose schizofrenie legislative, vede docenti e studenti muoversi in burocrazie inestricabili. Prima ancora che un luogo di sperimentazione, di ricerca, e di sviluppo di attitudini, l’accademia di oggi è un dedalo di protocolli.

Se i docenti si trovano davanti a studenti svogliati che adottano look punkabbestia per fingersi artisti, questi a loro volta occupano “parcheggi” temporanei studiando materie che non hanno nulla a che vedere con la contemporaneità.
Il risultato è un clamoroso calo d’interesse da parte dei giovani italiani, soppiantati da frotte di cinesi che arrivano in Italia ricchi della loro memoria smemorata figlia di un sistema che li ha svezzati a colpi d’imitazione di copie. Per loro l’arte italiana si ferma al Rinascimento e, a fronte dei labirinti accademici, viene da pensare che abbiano ragione.