Gioni David Parra e il pensiero della luce…

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Said und said, Matterlight und PointlightNella vecchia Livorno, a qualche centinaio di metri dalla casa di Modigliani in via Roma, c’è una piccola galleria, la “Galerie 21”, che si occupa di arte astratta. Nei locali bianchi ed essenziali spicca una serie di pannelli colorati di una materia accesa, spessa e luminosa. Rosso, blu, giallo, oro, bianco, nero e altro. Colori studiati a lungo, creati con paste dense, nutriti di luce, con protuberanze e giochi che cercano e alludono allo spazio. Se ne vogliamo carpire i segreti c’è il loro autore Gioni David Parra che ne spiega i significati reconditi. «Ecco» dice voltandosi verso una parete dove si affacciano come icone grandi riquadri bianchi e neri «il bianco allude alla vita, il nero alla fine, ma per arrivarci c’è un percorso, la vita».

Niente è lasciato al caso nell’opera di Parra, ogni millimetro di lavoro ha un suo pensiero, una sua ragione di essere. Ma chi è e cos’ è Parra? Pittore, scultore, architetto? Un po’ tutto. In lui domina il senso dello spazio. E lo testimonia un’opera recente, un obelisco di luce (Obelisk of Light, gli piacciono i titoli in inglese) che si innalza per 10 metri in un antico borgo della Valventosa presso Seravezza (Lucca). Tutto in ferro, fatto di tondini, con una spirale all’interno, brilla nella notte come una cattedrale gotica illuminata da mille candele. «Il ferro è il materiale tipico del luogo» spiega Parra «una volta qui c’erano le ferriere, che davano pane alle famiglie che abitavano questo piccolo borgo oggi ristrutturato». E a riallestire con la purezza di una chiesa rinascimentale l’adiacente Oratorio di San Jacopo è stato lo stesso Parra, un artista nato nel 1962 a San Giuliano Terme (Pisa), che abita al Lido di Camaiore e promette bene.