Erica Mou: “Scrivo per passione e per bisogno”

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Erica Mou (foto Mariagrazia Giove)

È appena uscito l’ultimo disco di Erica Mou, “Tienimi il posto” è il lavoro più personale che abbia realizzato la cantautrice di Bisceglie classe 1990. “Sono riuscita a scrivere pensieri che prima non riuscivo a dire neanche a me stessa” – racconta. A soli 25 anni Erica Musci, vero nome dell’artista, ha già all’attivo quattro album, ma non sembra diversa da quando debuttò a circa 17, scoperta da Red Ronnie e sostenuta da Caterina Caselli. L’unica cosa ad essere cambiata è la sicurezza personale, accresciuta dall’esperienza. “Pensavo di essere troppo ignorante per fare musica!”, ride e ammette di essersi finalmente sfogata nel brano “Niente di Niente”.

Due i singoli estratti finora dal nuovo album, “Ho scelto te” e “Se mi lasciassi sola”. Nel primo ritroviamo i capisaldi della musica di Erica: essenzialità, melodia, dolcezza e parole attente che analizzano, studiano, scoprono con leggiadria i veli dei sentimenti. Ma anche un’ironia dispettosa e sottile che indaga “la diversità, mai negativa, che unisce due persone”. Entrambi i singoli sono legati, involontariamente, da una tematica comune: l’autoaffermazione nel contesto di una relazione, quella volontà di “coltivarsi sempre” e di “condividere senza smarrirsi”.

A sorprendere è soprattutto “Se mi lasciassi sola” in cui si scopre un’Erica cantautrice più tradizionale e meno sui generis. Ma a quanto pare è tutto il disco ad avere “un approccio più essenziale”. In “Tienimi il posto”, dunque, il tocco elettronico è più delicato, più discreto. “Arriva solo quando serve, nei dettagli”.

Che non si dica però, che sia un album monotono. Erica ci tiene a precisare che “ha tante facce” e che ogni canzone è una storia a sé, che nasce da un’urgenza immediata personale oltre che artistica, da “un pensiero fisso che devo lasciar andare via, imprimendolo in una canzone”. Scrive quotidianamente, si vede che lo fa per passione e per bisogno. Ma non ha metodi particolari: “tendo a scrivere come parlo!” – ci scherza su. “Compongo sempre testi e musica insieme, non modello le parole sulla base del suono. Magari quella parola è importante, perciò ci tengo a mantenerla”. Ascoltandola parlare, si coglie la gioia che prova nell’aver registrato un lavoro così intimo, sbocco di un personale periodo di fermento e di cambiamenti. “Sentivo di dover fissare queste cose che stavano accadendo”.

Erica Mou (foto Mariagrazia Giove)
Erica Mou (foto Mariagrazia Giove)

A questo punto le chiedo quali sono i lavori musicali che hanno cambiato il suo modo di porsi nei confronti della vita e della musica; da una parte abbiamo “Burn To Shine” di Ben Harper, dall’altra “Five Leaves Left”, dell’indimenticato Nick Drake, entrambi in grado di rinfocolare la sua voglia di comporre. Il primo disco acquistato? Inaspettatamente uno di Lenny Kravitz, ma Erica racconta che il suo primo ascolto in assoluto fu “Buon compleanno Elvis” di Luciano Ligabue, regalatole dal padre quando aveva 5 anni. Inaspettato anch’esso!
L’ultimo acquisto, invece, “Mala” di Devendra Banhart. Tra gli ascolti del momento Emiliana Torrini, Björk, Tenco e Modugno. E queste risposte non fanno altro che confermare ciò che si può cogliere di Erica già dalle canzoni: un animo sfacciato e poliedrico ma anche cortese.