Giocoso, surreale, vulcanico: Carlo Trevisan

1
16

TrevisanCamaiore. Una vecchia casa stretta tra le altre in una via vicino alla piazza principale del tranquillo paese versiliese. E lì, al terzo piano, sotto i tetti, in poche ordinate stanza vive Carlo Trevisan, nato nei primi anni Sessanta. Un pittore timido in apparenza, in realtà un vulcano di entusiasmo e voglia di fare. Nelle due stanze ci sono libri di arte e di poesia (Trevisan è anche poeta) e molte tele sistemate con cura in alcuni ripiani o sul cavalletto.

Elefanti, zebre, cavalli a dondolo, ombrelloni, scene marine, dipinti con estrema nitidezza in climi surreali, un mondo giocoso. Figurativi, ma quasi astratti con quelli linee geometriche. «Sono stato influenzato da Piero della Francesca sin da piccolo, a Borgo Sansepolcro. E poi, chissà, forse dall’ingegneria civile che ho studiato a Pisa, senza finirla». Trevisan, cresciuto a Sansepolcro, decide di iscriversi a ingegneria civile a Pisa secondo le tradizioni di famiglia. Ma poi non ce la fa proprio. Ad attiralo sono la pittura e la poesia. Frequenta il mondo letterario versiliese, collabora a riviste con Serafino Beconi e Manlio Cancogni. Nel 1992 entra a far parte Movimento Artistico Versilia e partecipa a diverse mostre. Da allora è un fiume: dipinge dal mattino alla sera, partecipa a mostre, contatta gallerie.

Ora è in auge in una galleria parigina: «Ho dipinto più di 2000 tele e in molte sono stato ispirato proprio da articoli del Giornale, di cui sono un appassionato lettore» dice tirando fuori un pacco di fogli ingialliti. «Ecco, qui ci sono articoli di arte usciti sul Giornale». Ne tira fuori uno del 22 novembre 2008 e lo accosta ad un suo quadro: «Gli oggetti di consumo che ho messo qui me li ha ispirati proprio quest’articolo».

1 commento

  1. Ecco l’articolo che ho fatto dopo la mia visita al suo studio uscito su il Giornale del 24 agosto 2015. Maurizia Tazartes

Comments are closed.