Nathalie, vita da cantautrice rock

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sogno-freddo-nathalie-giannitrapaniLa voce leggermente rauca, una risatina sommessa che sa di imbarazzo e di umiltà. Nathalie, cantautrice italo-belga classe 79, si presenta così. E’ una cantautrice rock contemporanea. Difficile in un mondo in cui il termine “cantautore” richiama alla mente qualcosa di sorpassato. “Il cantautorato oggi è poco riconosciuto. Non è vero che si è estinto, cantautori e cantautrici esistono anche oggi” –spiega- “fa parte della mia natura, non potrei fare diversamente! Però non disprezzo neanche l’elettronica, mi piace utilizzarla quando è possibile conferirle un tocco di calore”. Come nel brano “L’Essenza”, contenuto nel suo secondo album, “Anima Di Vento”, in cui ha collaborato con Franco Battiato, uno dei suoi punti cardine in Italia, insieme a De André, Battisti e De Gregori.
“Ho avuto il piacere di aprire i concerti di Battiato ed ero rimasta affascinata da quell’atmosfera, da quel micro mondo; è in quel periodo che nasce “L’essenza”. Mi sono presa di coraggio e gli ho fatto ascoltare alcuni pezzi su cui stavo lavorando: è stato gentilissimo ma senza peli sulla lingua”. Una scelta vincente perché “L’Essenza” è stato insignito del Premio Lunezia per il suo valor musical-letterario proprio un paio di settimane fa.

Oltre ai grandi cantautori italiani del passato, le influenze di Nathalie affondano anche in Francia (Jacques Brel vi dice niente?), nel cantautorato rock femminile (Tori Amos, P.J.Harvey) ma anche nel rock nudo e crudo. Meglio se con le radici negli anni ‘90. Gruppi come Pearl Jam, Radiohead e Skunk Anansie. Ma ci tiene a segnalare anche i nomi di alcuni suoi colleghi, come Barbara Eramo, Diana Tejera e Awa Ly, con un entusiasmo sincero e contagioso.

Un altro aspetto interessante di Nathalie riguarda la scrupolosità che pone nel cercare le parole dei suoi brani: sembrano quasi sciogliersi una dietro l’altra, raccontando emozioni più che storie, percezioni, piccoli brandelli di intimità. “Quando scelgo le parole, devono avere una forza che deriva non solo dal significato ma anche dal suono. Anche la sonorità della parola deve avere un senso, e come essa lavora insieme alla melodia”. E se le chiedo due lavori musicali che hanno cambiato il suo modo di porsi, nei confronti della musica e della vita stessa, ne sceglie uno italiano, “Pensieri e Parole” di Battisti, e uno straniero, “Foreigner” di Cat Stevens. Il primo disco acquistato? Scartabella tra i ricordi, poi tira fuori “Out of Time” degli R.E.M. Sull’ultimo acquisto, invece, non ci sono dubbi: un classico intramontabile, “The Wall” dei Pink Floyd. Tutti modelli in cui le parole rivestono un ruolo prezioso.

Nathalie ha alle spalle la vittoria a X-Factor e una partecipazione a Sanremo, eppure è una cantautrice di nicchia. Com’è possibile? “Ho fatto una scelta. Sapevo che magari non avrei raggiunto un certo tipo di pubblico, ma mi va bene così. Non si tratta di snobismo però”. Piuttosto si tratta di consapevolezza e rispetto per la propria passione. E il proprio lavoro.

Sito ufficiale di Nathalie

Il blog di Giulia Quaranta