La mia gomitata a Ibra. Cassano? Ingestibile…

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Nicola Rizzoli

26 anni di carriera culminati nell’arbitraggio della finale delle finali, quella dei Mondiali 2014 tra Germania e Argentina tenutasi il 13 luglio 2014 nel vero tempio laico del calcio sul globo terracqueo, il Maracanà di Rio De Janeiro: Nicola Rizzoli in questo momento si trova sul tetto del mondo della sua complessa professione, quella di arbitro. 43 anni, bolognese, faccia da ragazzino, giubbino di pelle alla Fonzie, il miglior arbitro del mondo transita al Palazzo del Turismo di Riccione nell’ambito della rassegna R-Incontra per raccontare un po’ del suo mestiere attraverso gli snodi più importanti della sua carriera: dal campetto provinciale congelato di Berceto (quando all’età di 19 anni pensò di smettere) alla finale di Champions League 2013 arbitrata a Wembley, fino alla notte incantata del Maracanà. Il tutto è anche narrato in un libro Che gusto c’è a fare l’arbitro, pubblicato quest’anno dall’editore Rizzoli (ironia della sorte).

La notte del Maracanà/1 (l’empireo). “Il punto più alto, lo zenith della mia carriera: è fantastico arrivare sul tetto del mondo della professione. Come ci sono arrivato? Non riesco a spiegarlo: si è creata una concatenazione di eventi che mi hanno condotto fino a lassù, all’empireo del calcio, ad arbitrare la finale dei Mondiali. La fortuna in tutto ciò ha avuto un ruolo fondamentale”.

La notte del Maracanà/2 (da Messi a Cacia). “Il difficile è il dopo, l’aftermath: come tornare con i piedi sulla terra. Non ho riguardato la partita (l’ho rivista mesi dopo, un paio di volte e basta). Per riprendere le misure con la vita, come prima partita arbitrata dopo il Mondiale, ho scelto un’amichevole estiva del Bologna in ritiro a Sestola. Un bel modo per tornare dalla metaforica “luna” del Maracanà: lì i tifosi bolognesi mi hanno omaggiato con un coro (“Rizzoli portaci in Europa”)”.

La notte del Maracanà/3 (episodi). “Kramer della Germania prende un brutto colpo in testa, mi passa di fianco dopo 5 minuti e mi chiede: Referee, is it the final? Dopo 20 secondi viene sostituito su esortazione dei medici. Contro Higuain ho fischiato un fallo che non c’era: qualche mese dopo l’ho incotrato sui campi di serie A e gli ho chiesto scusa”.

La notte del Maracanà/4 (cosa è cambiato?). “In campo cambia poco, forse si modifica qualcosa a livello mediatico ed aumenta la stima e la fiducia da parte degli altri. Aumenta anche la popolarità ovviamente, ma l’importante è essere sereni con se stessi. Dopo l’esperienza agli Europei 2012 e al Mondiale 2014 sono molto più riconoscibile per strada, ma mi sento essenzialmente una persona normale. Mantenere il livello una volta arrivati al top non è facile, ad un arbitro basta poco per per cadere, le aspettative sono elevatissime, se sbagli l’errore viene amplificato a dismisura”.

Anatomia di una professione scomoda: che gusto c’è a fare l’arbitro? “Onestamente non saprei: so solo che facendo questo mestiere c’è qualcosa di incredibile che ti cambia la vita. All’inizio sui campetti di provincia si vanno a prendere dei grandi insulti. Nelle categorie inferiori in mezzo al campo sei solo: devi fare affidamento su un grande senso di responsabilità, nessuno rimedia al tuo errore”.

Più sbagli, più impari: la solitudine dell’arbitro “Se l’errore è grosso, o impari oppure soccombi. Quello dell’arbitro è un mestiere crudele, ma che può insegnare tantissimo”.

Top players/1. “Messi è un alieno, lo scorso anno ho arbitrato la semifinale di andata di Champions League tra il suo Barcellona e il Bayern Monaco e ho assistito da pochi metri al suo staordinario gol (quello del dribbling ubriacante ai danni di Jerome Boateng e del pallonetto a Neuer): incredibile, dovreste sentire le esclamazioni di stupore negli auricolari con i miei assistenti. Schweinsteiger è un esempio fulgido di sportività e professionalità. Il più forte secondo me? Probabilmente l’argentino Angel di Maria, assente alla finale di Rio per infortunio, a mio parere la sua presenza avrebbe spostato gli equilibri in campo”.

Il più grande errore sul campo. “In un derby di Milano, il rigore che ho fischiato contro Julio Cesar per l’uscita su Boateng. Ho sbagliato io, mi sono fatto cogliere impreparato da un ribaltamento di fronte e non avevo la prospettiva giusta per osservare l’azione di gioco in maniera corretta (ero impallato da due giocatori). Il portiere brasiliano mi dice immediatamente hai preso un granchio. Mi sono reso conto dell’errore vedendo gli highlights dopo il match”.

Top players/2. “Ibra, il giocatore che ho espulso di più, e con cui è necessario adottare un sistema di comunicazione particolare: mi pestò un piede volutamente mentre posizionavo la barriera durante un match del Milan qualche anno fa, gli risposi con una piccola gomitata ben assestata sulla schiena: ci capimmo al volo. Cassano attraversa momenti in cui rende impossibile ogni forma di comunicazione: quando gli si chiude la vena non è gestibile”.

Collina, un gigante. “Un grandissimo arbitro, un’ottima persona, praticamente uno scienziato in campo: quando arbitrava conosceva i nomi di tutti i giocatori (anche e soprattutto nelle categorie più basse). È il suo modo di conquistare il rispetto”.

Calciopoli. “La categoria arbitrale è uscita devastata da quella tempesta, con un’opinione pubblica inferocita. La gente non credeva più nella categoria. Oggi la nuova generazione degli arbitri è immacolata, nessuno degli ultimi scandali ha toccato la categoria”.

Top players/3. “Totti: un grande campione, una persona che stimo, la storia del triplo vaffa durante Udinese-Roma è ormai acqua passata. Passai un paio di mesi poco belli in quel frangente, pensai di smettere poi tornai sui miei passi. Roberto Baggio forse è il più grande giocatore che ho conosciuto, uno dei più grandi talenti del calcio italiano”.

Moviola in campo: no, grazie. “Meglio affidarsi solo alla tecnologia per le situazioni evidenti (goal tecnology per capire se la palla ha superato la linea di porta, ad esempio). La moviola in campo non risolverebbe niente: la maggior parte degli episodi, anche osservati svariate volte, lasciano dubbi”.

Che bella la Premier League! “Mi piacerebbe arbitrare nei campionati esteri, adoro l’atmosfera della Premier League inglese. Credo che a certi campionati esteri (anche la Bundesliga) sia nescessario guardare con attenzione anche per imparare a livello culturale come vivere il calcio in maniera più corretta e meno isterica”.

Come preparare una partita/1 (tecnologia da Minority Report). “Per preparare una partita dal punto di vista tecnico ci avvaliamo di un sistema tecnologicamente molto avanzato: abbiamo a disposizione un programma professionale ed un server attraverso cui è possibile selezionare partite, statistiche, highlights, situazioni di gioco particolari, per conoscere perfettamente le squadre che andremo ad arbitrare”.

Come preparare una partita/2 (L’arte della Guerra). “È fondamentale la preparazione di un match a livello psicologico. Ho fatto mia parte della filosofia espressa da Sun Tzu all’interno de L’arte della guerra: conosci il tuo nemico, ma soprattuto conosci te stesso. Solo così potrai vincere le battaglie della vita. Rituali prima della partita? Vado sotto la doccia e con l’acqua che mi romba nelle orecchie cerco di fare spazio nella mente. Penso a quello che devo fare. Il mantra è controlla ciò che puoi, prendendo consapevolezza di quello che è possibile controllare all’interno di una partita”.

Il futuro. “Mi vedo ancora in campo ad arbitare, questa è la mia vita”.

3 Commenti

  1. Ma lo sanno lor signori che quello che ha raccontato fa parte anche di un sostanziale ritorno economico non di poco conto: per una gara di Serie A prende circa 4000€ oltre il vitto, alloggio spese di viaggio ed una indennità di 2500€ mensili, mentre un arbitro per una gara di campionato regionale dilettanti 35€ a partita. Lo sanno lor signori che quando smetterà di arbitrare, ha già pronta la nomina a Responsabile Designatore arbitri per la Seria A con uno stipendio di 250.000 € lordi all’anno?

    • Non capisco dove sta il problema.
      Siamo afflitti da manager pubblici strapagati e spesso incompetenti che guadagnano ben di più e sta bene?
      Preferisco Rizzoli designatore a 250.000€ annui. Tra le altre cose, se non dovesse funzionare, se ne andrebbe o non gli verrebbe rinnovato l’incarico. I designatori, solitamente, non rimangono in carica a vita come i parlamentari, che peraltro, più o meno, senza avere competenze specifiche, guadagnano non poi meno.
      O no?

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