Due passi nella Roma der Monnezza e der Venticello

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“A cammerie’! Ariva ‘sta pizza?”. Il vostro grado di ammirazione fanatica per i film di Tomas Milian e Bombolo (all’anagrafe Franco Lechner) si calcola da quante volte avete ripetuto questa frase con gli amici al ristorante. Basta che poi “la pizza” non vi sia arrivata sotto forma di sonante sberla dietro la nuca, come quella che dà il maresciallo Nico Giraldi sul capoccione del “Trippa” (che nelle altre pellicole diventerà “Venticello”) in Squadra Antimafia (1976), regia di Bruno Corbucci: il primo film in assoluto in cui Milian e Bombolo si incontrano. La nascita di una coppia-culto del Cinema italiano degli anni ’70-’80.

Il maresciallo Giraldi (guai a confonderlo col Monnezza, per favore!), ex ladro e ora poliziotto, versione coatta, scanzonata e rubacuori di Serpico, si aggira per una Roma calda e semideserta, tra centro storico e periferia, a caccia di ladruncoli. È una città in cui le Autobianchi 112 se le rubano come caramelle e le belle signorine la borsetta non se la tengono mai sotto al braccio come dovrebbero, dove i ladri fischiettano ed è meglio che non facciano la spia, dove le cameriere si fanno sempre sedurre e fregare le chiavi degli appartamenti ai Parioli, dove il vino nella caraffa è sempre buono e dalle finestre si sente un profumo di aglio e olio “da rincojoni’”. I ladri, per la precisione, oltre al già citato “Trippa”, si chiamano “Tapparella” (un giovane Giuseppe Pambieri), “Er zagaia”, “Gnappetta”, “Il musulmano” (il soprannome, per il ladro romano dell’epoca, era d’obbligo), e a un certo punto ne vengono fatti fuori un paio. Forse, niente niente, il maresciallo Giraldi ha messo le mani su un giro grosso? Certo che sì, infatti c’è di mezzo l’americano ricco e potente (Robert Webber) che prende soldi da un losco business internazionale. Ma l’americano da Roma se ne scappa appena fiuta il pericolo. Nessun problema. Giraldi vola a New York, direzione Little Italy (ovviamente!), si fa aiutare da un cugino poliziotto e arresta così il cattivone. Caso chiuso.

bombolo1Milian, cubano di nascita, ripropone gli smascellamenti e la mimica facciale del romanaccio con estrema bravura e naturalezza, tanto che verrà ribattezzato “Il romano cubano più romano che c’è”. A Corbucci il merito di aver fiutato il potenziale successo del personaggio e quello di aver creato, di fatto, un genere a parte rispetto ai “poliziotteschi”.

Per il resto, il film offre una serie di inseguimenti multiveicolo (moto, auto, treno e nave) e scazzottate in cui gli stuntman, si vede, saranno sicuramente tornati a casa con qualche livido. E poi ci sono una marea di caratteristi per intenditori: Mimmo Poli, che fu scoperto da Totò; Quinto Gambi, che oltre a recitare la parte di uno dei ladri era la controfigura ufficiale di Milian per le scene in motocicletta; Mario Donatone (anche qui sicario, come ne Il Padrino – parte III); Massimo Vanni; Tony Morgan; Vittorio Stagni; Nazzareno Natale. Cameo per Franco Oppini, che prende scommesse sui cavalli all’ippodromo di Capannelle. Chicche anche per esterofili: Taylor Mead, che compare per pochi secondi e fa l’ubriaco per le strade di New York, era un performer feticcio di Andy Warhol nei suoi film, mentre il biondissimo, barbutissimo e americanissimo John P. Dulaney venne doppiato in veneziano per essere credibile nei panni del braccio destro di Giraldi. Un ricordo speciale va a Olimpia Di Nardo, attrice e cantante (che diventerà la moglie di Giraldi nelle serie Delitto a… ) e Lilli Carati, le due bellezze del film, entrambe prematuramente scomparse.

Risate a parte, a vederlo oggi vi verrà un po’ di nostalgia, quella nostalgia espressa nei racconti del ladruncolo “Filotto” (Tony Ucci) e splendidamente riassunta dalla canzone “Nun ce vojo sta’”, musicata da Guido e Maurizio De Angelis e cantata da Alberto Griso, malinconico grido di una romanità che non c’è più, fatta di bulletti, mesi trascorsi “a bottega” (il carcere) e rabbia per un amore che “nun po’ fini’ mai”.