Saghar Setareh racconta la Persia, dal food in poi…

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Saghar-Setareh-of-Lab-Noon-on-The-Dinner-Special-podcast-2-1024x682“Quando ho chiesto come si facesse la pasta al pomodoro, mi hanno detto quanto fosse importante il soffritto di cipolla”. Saghar Setareh, illustratrice, designer e foodblogger iraniana, in Italia da anni, ha capito subito di che pasta siamo fatti, cogliendola dall’enfasi con cui spieghiamo un soffritto: “le cose più semplici, per voi, sono quelle fondamentali”. Almeno in cucina, è rimasto vero: siamo lievi e il nostro perfezionismo è tutto incentrato sul rispetto sacro di poche, facili abitudini. Saghar, foodblogger da poco più di un anno (è arrivata in Italia per studiare grafica all’Accademia delle Belle Arti, nel 2007), ha imparato a far comunicare Roma e Teheran in cucina, senza acrobazie sperimentali e sofisticate, ma coniugando la spontaneità dell’una e la raffinatezza nascosta e delicata dell’altra.

L’Iran di Saghar e della sua cucina, che sa fondersi perfettamente con quella italiana (non rinuncia più all’olio di oliva: le abbiamo regalato questa deliziosa deformazione), è quello di una cultura in cui Asia centrale e Mediterraneo si incontrano, smussano le tinte forti e si addolciscono. Saghar ne parla con tenerezza, del suo paese, sottolineandone la complessità e la sofferenza con cui lo vede rappresentato, in sequele di clichet (velo e nucleare in pole position). Sarà un parallelo scontato, ma i fumetti di Marjane Satrapi avevano tentato di far emergere, dell’Iran, la stessa pacata raffinatezza.

La cucina, però, è solo una parte dell’attività di Saghar e il suo blog (Lab Noon) ne è una prova lampante: fa un lavoro narrativo – di “storytelling”, dovremmo dire, se non fosse che la parola ci ha stufati -, dove la voce è data alle immagini, che lei, da agile fotografa, grafica e illustratrice qual è, è bravissima a usare per sintetizzare il colore e il sapore della cultura di paesi che stanno imparando a guardarsi.