Milano chiama Cracovia, nel segno di Tadeusz Kantor

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Cricoteka nuove foto (24)“Gli artisti di allora, del mio tempo,  sono molto diversi dagli artisti di oggi. I soldi non ci interessavano. Lavoravamo per elaborare delle idee, per dialogare, per esprimerci in un dibattito attraverso le nostre opere”. Questo rivela al Giornale Off Christian Boltanski, l’artista francese (1944) che, senza una vera e propria formazione accademica, ha cavalcato i più diversi generi artistici dalla fotografia, al collage, alle installazioni.
La Cricoteka di Cracovia, il Centro dedicato alla Documentazione dell’Arte di Tadeusz Kantor (Cracovia, Wielopole 1915-Cracovia, 1990) ha inaugurato l’installazione site specific appunto di Boltanski che resterà in esposizione fino al 4 ottobre. Si tratta di un prato tagliato, rigoglioso, ancora, di fiori ed erba, vero, e che occupa quasi tutto il pavimento della sala espositiva dedicata all’artista parigino: infondo, su una delle pareti, si vede l’immagine filmata sempre di un prato, e su quella opposta brillano dei numeri: “colleziono tantissime cose –dice l’artista- numeri di battiti del cuore, fotografie di svizzeri morti (sono un popolo salutista e apparentemente sempre allegro, sembra che a loro non possa accadere mai alcun pericolo, invece muoiono come tutti noi), come fotografie di bambini polacchi: sono stimoli, provocazioni. Noi artisti abbiamo una responsabilità, la nostra arte deve suscitare dialogo, nuove idee, dibattito”.

Ecco quindi, in Cricoteka, un’installazione che parla di morte, di numeri, di trasformazione e di divenire (il prato che cambierà col passare del tempo e le cifre che continuano a crescere): un’arte irriproducibile, come del resto lo è quella kantoriana che circonda, nelle altre sale, la mostra di Boltanski. Opere che pongono dei punti di domanda e degli stimoli precisi all’uomo. Artisti, il polacco e il francese, che  vogliono, attraverso le proprie opere, “prendersi delle responsabilità –dice ancora Boltanski-, sia io che Kantor veniamo dalla guerra, siamo uniti nella ricerca dei significati attraverso la nostra arte”. Tra il lavoro poliforme del pittore, scultore, uomo di teatro polacco e l’installazione in movimento di Boltanski, gli stimoli culturali attuali e ricchi di interesse sono effettivamente innumerevoli. È per questo che , in occasione della mostra, è stata anche presentata la collaborazione tra l’Università Statale di Milano e la Cricoteka: le due realtà hanno ufficializzato la loro unione nell’organizzazione futura di determinati progetti, convegni, mostre.

“Vogliamo da un lato approfondire con conferenze, laboratori e tesi di laurea l’arte kantoriana, dall’altro organizzare mostre o convegni in tema Kantor anche in collaborazione con altri musei o centri di cultura italiani –dice Marta Calcagno Baldini, ideatrice e responsabile dell’organizzazione del CSK-. Pensiamo infatti che i temi che la sua arte solleva siano di grande interesse e attualità”. Ci sono in programma l’organizzazione di un convegno per l’anno prossimo su tema di Kantor e l’Italia, e una mostra su artisti di oggi che siano ispirati al lavoro kantoriano”. Finora l’Università ha già organizzato due seminari rivolti agli studenti. Il primo, dal 16 al 20 marzo, ha comportato 5 lezioni del dott. Luigi Arpini, esperto e diretto conoscitore di Kantor, riguardo il modo singolare, unico, con cui Kantor considerava lo spazio scenico: “l’attore lavora con il suo strumento-corpo, con le sue emozioni, impara a controllare la mente e a liberarla. L’originalità e la verità della sua espressione si manifestano attraverso l’eliminazione delle resistenze al naturale processo psichico-creativo”. Il secondo seminario, 20-24 aprile, tenuto da Giovanni Battista Storti, attore che fu parte di Cricot2, la compagnia di Kantor, dal 1980 all’ ’87, ha indagato alcuni principi unici della drammaturgia kantoriana, come il concetto stesso di spazio scenico. Il corso, dal titolo “Il Teatro di Tadeusz Kantor, la realtà liberata”, ha avuto anche la particolarità, unica finora nell’Università Statale, di creare con gli allievi un’esperienza diretta del modo in cui Kantor lavorava con gli attori, ovvero simulando le ore passate in Cricoteka con essi.