Milano in bianco/nero all’epoca di Virgilio (Carnisio)

0
226

Virgilio-Carnisio-1

L’epoca in questione è quella degli anni Settanta, ma si tratta semplicemente di uno spunto per ritornare a un periodo indefinito e in una Milano che non c’è più.

Ben lungi dalle intenzioni dell’autore e di chi scrive proporre uno spunto per la stucchevole e sterile discussione sul tema della nostalgia e del rimpianto per un mondo che non tornerà; lascio volentieri questa frustrazione a chi fraintende la natura della fotografia che, fra le tante proprietà, ha quella di essere all’occorrenza “lo strumento di testimonianza vero”.

Basta conoscere Virgilio Carnisio (Milano, 1938) di persona, per capire come possa essere sereno, consapevole e ottimista il vivere la metamorfosi di una città e delle sue persone, perfettamente in armonia con la curiosa accettazione della contemporaneità. L’indizio anagrafico sembra inesatto rispetto alla giovinezza mentale e di comportamento di Virgilio; mutuando il titolo di uno dei suoi libri e omettendo per ragioni di spazio una serie di aggettivi tra i più positivi del tratto di un uomo, sintetizzerei la descrizione della sua persona col termine “discreta”.

La contingente trasformazione di Milano, estrema per proporzioni degli edifici e compressione dei tempi di sviluppo, rende – di colpo – infinitamente distante quel mondo in bianco e nero, che nemmeno chi lo ha vissuto ritiene plausibile.

Virgilio-Carnisio-2

Non sono fotografie spettacolari, imprevedibili, ricercate o “costruite”: ci viene semplicemente raccontata la normalità che non è più paragonabile alla normalità attuale e guardarle ci induce a confondere un vissuto probabile, di cui abbiamo una memoria vaga – anche se sperimentato di persona – , con un’idea di realtà che ha preso ormai la forma d’immagine poetica.

Virgilio-Carnisio-6