Maurizio Costanzo: “Devo tutto a Indro Montanelli”

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Formidabili quegli anni. No, non è una introduzione a un’edizione anastatica del celebre libro di Mario Capanna sul ’68 e dintorni, ma un modo come un altro – o forse l’unico modo – per anticiparvi l’uscita, domani, 12 novembre, del nuovo libro di Maurizio Costanzo: “Il tritolo e le rose. I miei memorabili anni Novanta” (Mondadori, 130 pagine, 18 euro). Il tritolo del titolo rimanda all’attentato di cui il celebre giornalista fu vittima, quando, il 14 maggio 1993, lui e la sua allora fidanzata Maria De Filippi rischiarono di saltare per aria: una fotografia agli atti giudiziari raffigura i boss Matteo Messina Denaro e Giuseppe Graviano tra gli spettatori del Maurizio Costanzo show, fra il pubblico della trasmissione per studiare l’obiettivo, un anno prima, dell’attentato. L’altro termine “chiamato in causa” nel titolo del libro, le rose, riguarda invece il matrimonio con Maria De Filippi. In mezzo, idealmente, tutti gli anni Novanta: la famigerata e celeberrima ospitata di Carmelo Bene all'”Uno contro tutti” del Maurizio Costanzo Show, ma anche la discesa in campo di Berlusconi, le stragi di mafia, Tangentopoli e i grandi personaggi come Francesco Totti, Enzo Tortora, Federico Fellini, Fiorello, sempre accompagnati al piano dall’indimenticato Franco Bracardi, musicista e attore. “Non è vero che gli anni sono tutti uguali. Nella mia vita i Novanta sono stati speciali, anni di tritolo e di rose. “Di assurdi boati e di bellissimi fuochi d’artificio.” Così Costanzo racconta e celebra un decennio, il suo., ma anche il nostro. In attesa di leggere il suo ultimo libro, vi proponiamo la sua intervista OFF. (Redazione)

maurizio-costanzoCi racconta un episodio Off della sua carriera?

Io presi la maturità un anno prima. Andai nell’estate a fare il volontario al Paese Sera, un gloriosissimo giornale e lì chissa perché, mi mandarono allo Sport. Io non avevo nessuna competenza! C’era Antonio Ghirelli come vice caposervizio e mi disse:” ma c’è uno sport che conosci un po’ di più?” E io risposi:”forse il ciclismo..” E allora feci l’inviato delle cronache del giro in Belgio: dal nostro inviato Maurizio Costanzo. E Ghirelli:” ma non ti puoi firmare in italiano!” Allora mi firmai: Maurice Constance!

Di teatro invece era molto competente. Ha scritto un testo a quattro mani con Marcello Marchesi?

Sì. Era per Garinei & Giovannini. Una storia dell’adulterio. Marchesi era straordinario. Io non ho più visto nessuno, ho lavorato con tanti, mai più nessuno con la creatività di Marcello Marchesi. Era un uomo fantastico. Per rendere l’idea del legame che avevo con lui: è stato il padrino di battesimo della mia prima figlia.

Il Giornale compie quarant’anni. È vero che Montanelli è stato il suo primo mèntore?

È vero. Io facevo il ginnasio, scrissi al Corriere della Sera e inaspettatamente mi telefonò Indro Montanelli. Io ero un ammiratore. E ci andai a parlare. Da allora, fino a quando non mancò, ci vedevamo. Il mio mèntore proprio. Lo scrissi pure in una prefazione a un libro su di lui, e scrissi nella pagina Spettacoli sul primo numero de Il Giornale; poi non restai come collaboratore.

Lei è stato co-autore assieme a Paolo Villaggio del personaggio di Fracchia. Come sarebbe Fracchia oggi?

Il grande merito di Paolo Villaggio è di aver rappresentato qualcosa che oggi, con i social network, non c’è più. Esiste il Fracchia e il Fantozzi dentro di noi, ma fuori non c’è più. Nacque in una trasmissione assieme a Umberto Simonetta. Fracchia c’è in ognuno di noi, non faceva mai male agli altri. Faceva male a se stesso.

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Di chi è la battuta: ” la Televisione è come la cacca. Bisogna farla senza vederla”?

Di Mario Ferrero, regista anche di teatro.

Che televisione è quella di oggi?

Oggi è un’altra televisione. Il torto maggiore della televisione di oggi, pubblica e privata, è la sostanziale scomparsa dell’autore. Non c’è più un’idea! Ogni tanto acchiappano un format dall’estero ma non è inventato qui. Questo è il problema. La televisione non è in buonissima salute perché hanno allontanato la figura dell’autore. Ci sono programmetti con dieci autori, ma quelli non sono autori, sono redattori, al massimo scrivono scalette. Questo è il grande peccato! Non è un caso che all’estero fanno tanti programmi che poi vengono acquistati qui.

La televisione ha regole ferree e regole libere…

È così.

Ci dica le ferree…

Le regole sono: mantenere il rapporto con il pubblico. Avere coscienza che si entra con violenza nelle case di milioni di persone. E quindi, bisogna farla con molta attenzione perché si possono turbare sentimenti, situazioni.

Momento topico della Tv che ingloba il teatro e lo glorifica: l’Uno contro tutti con Carmelo Bene al Costanzo Show!

È oggetto di numerose tesi di laurea. Avevo fatto un’intervista a Carmelo all’Acquario prima, e poi al Costanzo Show. Con Carmelo c’era una reciproca simpatia.

Cosa gli disse in camerino prima della trasmissione?

Non esagerare con le parolacce! Carmelo era geniale. A parte il Bene attore, regista, autore, che ammiravo fin dai tempi del Teatro dei Satiri, era una persona fantastica! Abbiamo perso un irripetibile. Alla sua morte organizzai una serata a Otranto. Venne un sacco di gente: Proietti, ecc..

Ha detto Proietti? E quel pasticciaccio di via Merulana al Teatro Brancaccio del 2007?

Io continuo a stimare Proietti profondamente come attore. Alcuni soci subentrarono e mi chiesero di fare il direttore artistico. Questa è la mia colpa. Ma lei lo sa che con Gigi abbiamo vissuto sullo stesso pianerottolo a via de’Giubbonari? Siamo stati amici, molto amici.

Nel mondo dello spettacolo è possibile avere degli amici?

Sì e no. Non bisogna cercarli. Alcune persone nate con me, mi sono amiche: Giobbe Covatta, Enzo Iacchetti.. Nel mondo dello spettacolo si è amici finché si fa un lavoro insieme. Io poi, in un certo momento ho fatto lavori di redazione con due o tre persone non di più. Quando lei è entrato per l’intervista c’era qui Broccoli, che è figlio di un signore novantaduenne con cui lavorai nel Settanta con Dino Verde. Ecco con lui c’è un rapporto di amicizia ancora oggi. Io sono un solitario. Non vado in giro.

Lei è un uomo di sinistra…



È stato consulente di Massimo D’Alema…



Tanti anni in Mediaset!

Mi sono trovato benissimo. Berlusconi che è una persona di straordinaria, profonda intelligenza, sapeva benissimo che ero quello che ero. Non mi ha mai rotto le palle in venticinque anni di televisione! Un vero liberale.

È scaramantico Costanzo?

Un po’ sì… Anzi, si prenda una di quelle tartarughine nel vassoio. La metta nella borsa… Con tanti auguri per la sua carriera.

Grazie! Non si sa mai! Senta, l’altra sera un famoso nutrizionista, un esperto ha dichiarato in un talk-show: ” la dieta non serve! Per dimagrire basta pensarsi magri! Lei si pesa ogni tanto?

Ma questa è una stronzata colossale! La dieta esiste. Io sono dimagrito trentacinque chili in due anni . Una sofferenza inaudita. Ma chi si pensa grasso? Lo dica al professore!

Neanche un piccolo bigné alla crema?

Ho chiuso. Rimane un segno di trasgressione meravigliosa. Ogni volta che arriva il giorno di San Giuseppe, tutti festeggiano, a me gira il culo!

L’intervista più difficile che ha fatto?

Tutte quelle in cui non hanno risposto. Non bisogna mai mollare, devi insistere su certe domande, ma a volte sembrava di stare in ascensore con degli sconosciuti. Quando reagiscono invece, viene sempre bene.

2 Commenti

  1. caro costanzo, come al solito non sono d’accordo con quello che dici , secondo me tu devi tutto a Andreotti , e lasciate stare montanelli che malsopportava quasi tutti i presunti giornalisti italiani, dopo la morte di indro , tutti i presunti , hanno dichiarato di essere stati figliocci e allievi prediletti dell’unico grande giornalista italiano mentre nella realtà sono stati tutti allievi di scalfari ecco per che tutta la stampa ,in italia è ridotta a passacarte .

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