Marc Abelès :”L’Europa più avanza più inquieta”

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Il sociologo francese Marc Abélès

Europa, finora ne hai azzeccate poche, pochissime, quasi nessuna. Ad esempio, in merito al guazzabuglio greco si può essere a favore o contro Tsipras o la Merkel. Ma il dato di fondo resta l’incapacità del soggetto-Europa di attuare e sostenere delle politiche coerenti.  L’Europa è magari un auspicio, una tendenza, forse (un male?) inevitabile. Ma sul fatto che sia una realizzazione politica piena, ad essere magnanimi, è dubbio.
A cominciare dall’Euro e dalla situazione della Grecia come si accennava, continuando con il guazzabuglio sulle politiche per gli immigrati (ognuno per sé, l’Italia cerca i morti e si accolla i vivi per tutti) gli esteri e le politiche energetiche (la Russia è un amico o un nemico?), le strategie militari (che si fa con la minaccia Isis? E con l’Afghanistan?), le prospettive di allargamento (che si fa con la Turchia?).

“L’Europa più avanza più inquieta” spiega al Giornaleoff.it il sociologo francese Marc Abélès,  La tesi di Abélès, che insegna a Parigi e a Buenos Aires ed è stato allievo di Claude Lévi-Strauss, è che l’Europa è una sorta di cambialona in bianco. Siamo costretti ad avallarla fidando nel fatto che, un dì, si realizzerà.  E’ un dovere imposto. Non una realtà.
Dipenderà dal fatto che è nata come unione solo economica? In fin dei conti la cosiddetta festa dell’Europa cade il nove maggio perché proprio quel giorno nel 1950 vi fu la dichiarazione Schumann, primo embrione di accordo economico europeo. “L’Europa è stata concepita per stabilire relazioni tra i popoli che avevano combattuto duramente tra di loro, e costruire un grande mercato eliminando le barriere doganali. Ma fin dall’inizio la maggior parte dei governi non ha voluto l’integrazione politica” spiega. “Non c’è una rappresentazione comune dell’identità europea, che del resto non sarebbe stata in contrasto con la reale diversità delle culture e delle identità nazionali e regionali”.

Ha scritto che con l’Ue: “L’urgenza viene eretta a principio”…

Il funzionamento dell’Unione ha sempre privilegiato il breve termine: è più facile ottenere tutti a concordare su un obiettivo limitato e vicino nel tempo, che lavorare in una prospettiva più ambiziosa ma che avrebbe comportato un vero dibattito politico. L’Unione sembra allergica alla Storia. Da qui la sensazione tra i cittadini di essere spogliati dei loro averi e gettati in un sistema a loro estraneo.

La de-territorializzazione della politica sta portando alla nascita di vari localismi, a destra (in Italia abbiamo, abbiamo il fenomeno Lega) e sinistra. Come li giudica?

Come fenomeno mi sembra abbastanza positivo, a condizione che non si trasformi in una riproduzione dei vecchi nazionalismi. Abbiamo bisogno di spazi di cittadinanza e di iniziativa su altri livelli rispetto al nazionale e sovranazionale.

Su internet c’è la sensazione che tutti possono partecipare al processo deliberativo. Quella di Matteo Renzi è stata definita la politica dei tweet…

Non credo che internet sia necessariamente un vettore democratico. E’ un mezzo. Dipende da come si usa…

Le varie radici culturali, per esempio quella ”latina” e quella tedesca fino a che punto sono compatibili?

Ciò che colpisce oggi è che queste divisioni riemergono. Si può pensare che il problema non è di queste differenze, ma proprio la difficoltà di costruire insieme una cultura politica comune. La diversità deve essere un arricchimento, non un handicap.

Potrebbe essere che l’Europa sia troppo sbilanciata a favore dei paesi del Nord, e dimenticare le esigenze dei paesi mediterranei? Il caso della Grecia, e la solitudine che è stata lasciata l’Italia sulla questione dei migranti fa sospettare…

La tragedia dei migranti illustra l’incapacità dell’Europa di diventare un player internazionale. A proposito di Grecia: è preoccupante che l’Europa segua, senza alcuna discussione, la linea del Fmi e della Banca Mondiale. Allo stesso tempo, che un paese si erga contro il mainstream economico è forse la prima indicazione di declino del dogmatismo di bilancio europeo.

Che cosa significa: “Pensare al di là dello stato” (titolo del suo ultimo libro)?

E ‘il momento di liberarsi di un modo di pensare prigioniero di paradigma dello stato. L’antropologia politica ci ha dimostrato la straordinaria creatività degli esseri umani in termini di istituzioni e poteri. E’ ora di prendere in considerazione tutte le potenzialità aperte dai cambiamenti della realtà. Come antropologo delle istituzioni, misuro quanto abbiamo sottovalutato la dimensione della politica globale. Mentre è chiaro che problemi come l’economia, la sicurezza, il clima, non possono essere trattati a livello nazionale.

Lei dice di essere contro l’ottimismo. Perché?

Si dovrebbe diffidare del proprio entusiasmo: molti intellettuali sono rimasti intrappolati dalla prospettiva del “domani”. Claude Lévi-Strauss mi ha insegnato che il pessimismo, lungi dall’essere negativo, permette di sviluppare un approccio critico essenziale per capire meglio il mondo, e partecipare alla sua trasformazione.

5 Commenti

  1. Dovremmo uscire subito dall’ UE e dall’ Euro, non ne abbiamo bisogno! dovremmo ancora piu’ rifiutare il modello anglosassone che abbiamo sempre creduto superiore e ci sembra normale scimmiottare e invece ci sta imbarbarendo e fa aumentare violenza, malattie mentali, obesita’; rifiutare ideologie comuniste o similari basati su ideali laici e dirigerci verso valori cristiani e cattolici creando un economia sociale di mercato.

  2. L’analisi è valida. Tuttavia, bisogna sottolineare che le competenze dell’UE sono state gonfiate oltre gli obiettivi indicati dai cosiddetti padri spirituali. Oggi disponiamo di un carrozzone tecnoburocrate, con circa 50 mila dipendenti super stipendiati che hanno, di fatto, guidato i popoli europei, soprattutto quelli dell’euro zona, al qualunquismo della globalizzazione, spogliandoli della loro identità e della loro sovranità, concedendo in cambio miseria e povertà. Più l’UE si allarga e più si riducono i diritti dei cittadini. Bruxelles è ormai il centro dei falsari della democrazia e della libertà, in cui prevale la spirale del eurocolonialosmo. È il momento di fare un passo in dietro, di fermare la macchina del comunitarismo asfisiante. Torniamo al MEC. L’identità culturale e la sovranità nazionale sono diritti inviolabili e fondamentali dei popoli liberi.

  3. A me sembra che i peggiori nemici dell’Europa siano… i burocrati che guidano l’UE. In Italia tocchiamo con mano i danni che può fare una burocrazia capillare. Quando ci si dimentica del benessere dei cittadini a causa di una burocrazia becera e che tende alla conservazione di sé stessa, allora sono guai seri, molto seri! Intanto è più che chiaro che ovunque ci sia burocrazia c’è anche corruzione: i burocrati cercano in tutti i modi di “ostacolare” il cittadino solo perché “vogliono” essere corrotti. Loro, i burocrati, non si contentano mai dei loro più che lauti stipendi, siccome hanno il potere tendono ad avere sempre più soldi.

  4. Il nostro destino nell’Europa è il baratro, andando sempre più verso il disastro. Basta guardarsi indietro per accorgersi che, tranne i periodi di guerra mondiale, non esiste un periodo della nostra Storia recente che possa essere considerato peggiore. La disoccupazione è al record assoluto, quella giovanile quasi al 45%. Tutti i parametri ecomici sono alla catastrofe assoluta. E non è finita, per “allinearci” ai diktat europei, dovranno fare molto ma molto di più, portando il Paese nell’abisso. Il nostro futuro fuori dall’Europa potrebbe invece creare un nuovo “Rinascimento”. Lottiamo per uscire da Euro ed Europa, l’Italia se ne avvantaggerebbe enormemente!

    • Karl R. Popper a Zurigo nel nel 1985 aveva predetto che la terza guerra mondiale, sarebbe stata avviata come le due precedenti dai tedeschi, ma senza dichiarazioni di guerra e senza armate a conquistare i territori. Usando come armi i nuovi mezzi tecnici, avrebbero conquistato lo stesso obiettivo che avevano allora: conquistare le ricchezze di altri stati europei attraverso nuoe trincee e nuovi mezzi corazzati:LE BANCHE!
      Nella stessa conferenza aveva anche precisato che la Democrazia, non è e non può essere governo di popolo, perchè il popolo può sì votare i governanti, ma i governati poi non hanno la possibilità di cambiare i governanti, perchè la gente è troppo influenzabile e non ha difese alla propria credulità che la porta spesso identificare la loro ideologia con un partito che si presenta con dogmi a cui la gente vuol credere, quindi come la vera forma di libertà. Ma sanno come sono arrivati a comandare il partito i loro capi e perchè sono li? Anche il Nazismo era un’ideologia socialista, la colpa è stata di Hitler e di chi lo ha messo lì, e poi a infilare donne, bambini e uomini ebrei e non solo, nel forni erano: droghieri, fruttivendoli, farmacisti germanici in divisa! Per impossessarsi delle loro ricchezze fatte con l’intelligenza e il lavoro e via così nei paesi europei conquistati, allora sono partiti dalla Polonia. Adesso sono partiti dalla Grecia, che hanno già cominciato a vendere agli orientali. Finito con la Grecia proseguiranno con l’Italia!
      l? … se Dio cè, speriamo che ci aiuti prima che facciano troppi danni!. Non dimentichiamo che la Germania è stata distrutta tutte e due le volte che pensato di essere la Grande Germania! Orso Grigio

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