L’Eliseo rinasce grazie a Luca Barbareschi

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Dai Sei Personaggi di Pirandello (foto di Tommaso Le Pera)
Luca Barbareschi (foto di Fabio Lovino)
Luca Barbareschi (foto di Fabio Lovino)

Qual è il destino dei teatri italiani? Il teatro ha ancora una funzione viva e incisiva? Sono solo alcune delle domande che sorgono spontanee oggi e, nel caso particolare, pensando alla vicenda che ha caratterizzato il Teatro Eliseo di Roma negli ultimi mesi. Lungi da noi entrare nelle polemiche che si sono susseguite, abbiamo voglia di parlarvi di teatro e dell’Eliseo che rinasce grazie all’investimento economico, energetico e umano di un privato e di un artista, Luca Barbareschi.
Dal 29 settembre il Teatro di Via Nazionale riapre i battenti con “Una tigre del Bengala allo zoo di Baghdad”, diretto e interpretato dallo stesso Barbareschi, si tratta della «visione di Rajiv Joseph degli irrisolti problemi etici del terzo millennio, una riflessione “selvaggiamente divertente” come è stata definita dal New York Times» e forse non è un caso che si sia scelto questo testo per inaugurare la stagione 2015-2016.

Prendendo atto dei propositi della nuova direzione artistica si avverte immediatamente un amore per il teatro e per la città di Roma, «l’arte, la bellezza, l’estetica, l’etica, la morale sono un bene comune da coltivare», puntualizza Barbareschi. La capitale ha questi tesori sia in termini di monumenti che di creatività e valori, così come il nostro Paese, bisognerebbe solo ricordarcelo più spesso e fare memoria attiva del passato per guardare al futuro con un occhio all’innovazione. «Mi trovo sulle spalle un’incombenza» ci racconta l’artista, ma questo non lo spaventa, in ogni pensiero con cui ci espone le linee guida dimostra lucidità di obiettivi, oltre a un’onestà di intenti di chi ha voglia di mettersi in gioco non solo sul palco.

Dai Sei Personaggi di Pirandello (foto di Tommaso Le Pera)
Dai Sei Personaggi di Pirandello (foto di Tommaso Le Pera)

Spesso e volentieri c’è chi ha manifestato un approccio pregiudiziale verso l’artista Barbareschi facendosi condizionare dalla carica politica che ha assunto in passato (e non è l’unico caso). In generale, da noi, si tende a incastonare in categorie, facendosi influenzare nel giudizio dal privato di un personaggio pubblico o a sovrapporre, come in questa circostanza, ruoli che non sono associabili. Ci teniamo perciò a ribadirlo, non si tratta di essere di destra o sinistra o del background privato/intimo, «io voglio essere giudicato nel merito di quello che ho fatto» nell’hic et nunc del momento e in questa sede stiamo parlando dell’uomo-artista che assumendosi delle responsabilità in quanto tale ci richiama il senso originario di “politico”. «L’unico vero atto politico e più rivoluzionario che ogni cittadino/artista possa fare è quello di fare molto bene il proprio mestiere, qualunque esso sia». La pòlis in greco significava Stato, ma anche città, cittadinanza ed è a loro/a noi che ci si vuole rivolgere cercando di dar vita a uno spazio polifunzionale – ricordiamo anche il Piccolo Eliseo a pochi passi – capace di ospitare più rami dell’arte (dalla prosa alla musica), oltre a farsi scuola di recitazione, biblioteca, emeroteca, sede di incontri e tanto altro. Sempre nell’ottica di «un’aspirazione formativa» e per dare «un senso di continuità» costruendo una rete, è forte la volontà di aprirsi alla città arrivando alle periferie.

A prima vista il cartellone ci appare subito molto variegato, si passa dai nomi più famosi come Lunetta Savino, Ambra Angiolini, Francesco Scianna, Stefania Rocca, Eros Pagni, Gabriele Lavia,  Iaia Forte, Roberto Herlitzka a giovani attori con già alcuni anni di gavetta alle spalle. Così come si va dai classici (fra i titoli “Madame Bovary” di Flaubert, “La dodicesima notte” di Shakespeare) alla drammaturgia contemporanea di autori stranieri – tra cui David Mamet, Neil LaBute – e italiani come Alessandro Bardani, Luigi Di Capua, Fausto Paravidino, Luca De Bei, Paolo Sorrentino.

Lo avrete intuito, l’offerta è molto ampia per cui è impossibile esaurirla completamente in poche battute, anzi sarebbe riduttivo per cui meglio che ne prendiate attenta visione costruendovi il vostro calendario personale.

Non è semplice (ac)cogliere l’eredità di un teatro storico qual è l’Eliseo e dalle parole di Barbareschi si sente con quanta propositività e determinazione si ponga di fronte a una bellissima e impegnativa impresa. Da questo tentativo di «commistione tra il mercato e la capacità artistica», emerge il desiderio quasi viscerale di dar corpo – in collaborazione con gli artisti, i teatri, le istituzioni e chi vorrà – a «una reazione e a una crescita emotiva» in chi Roma la abita quotidianamente, cercando anche di intercettare «il gusto e le tendenze del pubblico straniero presente per motivi turistici o di lavoro nella Capitale». I presupposti e l’impegno sembrano esserci tutti, non resta che dare appuntamento a settembre e sappiate che dal 2016 l’Eliseo sarà aperto anche nei mesi estivi.

Per maggiori informazioni: http://www.teatroeliseo.com/