Com’è bello far l’amore dall’Australia in su…

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txTcOz7Il corrispettivo del partito radicale in Australia si chiama Sex Party, partito del sesso: un nome più onesto, più provocante e più vendibile del nostrano – scandiamolo bene – par-ti-t-o—-rr-ra-d-i-c-a-l-e. Il quale, nelle sue manifestazioni più roman(tich)e, va riconosciuto per onestà,  si è chiamato partito dell’amore.

All’inizio del documentario sulla vita sessuale di Sidney in onda lunedì 6 luglio su Cielo, non si capisce bene se con sex party intendano una festa – un’orgia – o un partito vero e proprio. Fiona Patten, magra, bionda e naturale fondatrice del partito (ma anche ex CEO della lobby Eros Association, che difende gli interessi dell’industria del porno australiana), chiarisce l’ovvio: “ se ci metti la parola “sesso” di mezzo, diventa tutto più vendibile, anche un partito, ma noi cocmbattiamo per alcuni diritti, crediamo che il governo debba uscire dalle camere da letto”. “Qui in Australia il problema è che la religione entra nelle decisioni politiche. Questo implica molta censura: la produzione e la vendita dei film porno sono illegali”, afferma Katsuna, famosa pornostar intervistata al Sexpo di Sidney, uno dei più grandi saloni di esposizione dedicati al sesso. A Sexpo la prima attrazione da provare ’è un “treno del sesso”, una sorta di Casa degli orrori da Luna Park, con esposti falli di ogni misura, pratiche erotiche di ogni sorta e strumenti di tortura (ghigliottine per il fallo capaci di erotizzare il cuore di ogni femminista).

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Fiona Patten, leader del Sex Party australiano

Il documentario mostra una città cosmopolita e aperta, che vive però nella forte contraddizione di una legislazione censoria nei confronti di tutto quello che è considerato “corrotto moralmente”. Fiona Pattern lamenta una politica troppo conservatrice e di destra, che è succube delle pressioni della chiesa (per lo più cattolica e anglicana). Nonostante ciò, la censura non riduce la creatività degli abitanti di Sidney in ambito hot, anzi la alimenta. Le femministe partecipano al concorso mondiale di Burlesque: corpi formosi e tutt’altro che conformi ai canoni biondo platino e depilati del porno. C’è un artista, Pricasso,  che realizza a domicilio ritratti con il suo pene: imperdibili, sono piuttosto verosimili. C’è una società di salvataggio di bagnini gay. Perché c’è una società di bagnini gay? Un bagnino non è solo un bagnino? Ci sono state discriminazioni nel campo del salvataggio marino? Il documentario non lo dice. 

Ci sono le drag queen, e ci sono anche i drag king: donne che si disegnano barba e baffi sul viso e fingono di essere uomini. C’è un santone tantrico che fa venire le donne con il solo potere della voce “il sesso è un modo per entrare nel proprio corpo, non importa come avviene” e c’è quindi una signora uber 60 che si gode un teleorgasmo grazie al potere tantrico della voce di questo santone. Ci sono (e a questo punto viene quasi da sbadigliare) i poliamorosi, che difendono l’unicità di ogni singolo rapporto “le relazioni non sono tutte uguali. Con qualcuno c’è un percorso da seguire, che porta ai figli e al matrimonio.
Ma con altri ci sono altri percorsi, altre personalità, un mondo diverso”. E infine ci sono i disabili. Uno dei punti del programma politico del  partito di Fiona Patten, è che il sesso venga riconosciuto come diritto anche per i disabili: e che a questi venga offerto un servizio nazionale gratuito di massaggi o di pratiche erotiche per conseguire orgasmi. Alle diverse elezioni, dal 2009,  il Sex Party si è sempre piazzato tra il 2%-  8%, e a maggio 2015 è stato espunto dal registro federale perché non sono riusciti a dimostrare di avere i 500 iscritti minimi necessari per la legge australiana. Forse il nostro “partito radicale” non è poi tanto male come nome.

Questo su Sidney è il primo di una serie di documentari di Cielo sull’erotismo in varie città del mondo, come Beirut, Cape Town, Istanbul. Viene da chiedersi: ma qualche bel documentario che descriva la realtà dell’erotismo italiano? Non sarà mica che pure noi, cattoclericali fino all’osso, facciamo fatica a produrre (=trovare soldi) o trasmettere questa roba, e quindi per rendere croccanti i palinsesti televisivi o fai un talkshow fantapolitico o fai vedere come si fa fantasesso negli altri stati? Ma no, no: in Italia uno che fa i ritratti col pene non lo troviamo.

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