Michele Ciacciofera, il post-Cattelan che odia gli indifferenti

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Michele Ciacciofera

Sardo di nascita. Siciliano di adozione. Cosmopolita per elezione. Michele Ciacciofera adesso abita e tiene atelier a Parigi. Quarantasei anni, numerose mostre italiane alle spalle, ma ancor di più e di maggior prestigio quelle nel mondo. D’altronde il nostro provincialissimo art system è fatto di consorterie e pochi curator e poche gallerie inani di fronte al mercato globale, un ristretto circuito che negli ultimi anni ha prodotto, di fatto, un solo artista internazionale: Cattelan. Guarda caso, l’opposto di Michele. Il primo ludicamente disimpegnato, il secondo ferocemente impegnato. Le opere del primo semplici divertissement, le opere del secondo visioni liriche della vita.

Cattelan è andato in pensione, Ciacciofera è in un momento di grazia dal punto di vista espressivo. Nei prossimi mesi esporrà in due personali a Chelsea-New York (da Ethan Cohen Fine Arts e da 20th street studio projects), poi a Dublino, infine a Palermo. Ha appena concluso una mostra a Pechino e una a Edimburgo dal titolo Io odio gli indifferenti (da una celebre frase di Antonio Gramsci), curata da Richard De Marco – una delle figure più influenti nel mondo anglosassone in tema di arte contemporanea, ai tempi sodale di Beuys.

Per quanto riguarda l’opera, difficile incasellare in poche parole il lavoro di Ciacciofera che sta dimostra una creatività poliedrica, da vero interprete del contemporaneo in grado di sintetizzare le idiosincrasie del moderno, padroneggiando diversi media. Pittura: dalla figurazione all’informale con esiti molto interessanti. Scultura: dalle resine fino alla più tradizionale, seppur rivista, ceramica. E poi installazioni concettuali. Fotografie. Libri d’arte.

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