Antonio Tombolini, genio segreto dell’editoria

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Antonio Tombolini da Loreto, classe 1960, è l’uomo che ha rivoluzionato il modo di concepire l’editoria italiana e mondiale. Ma sono in pochi ancora quelli che lo sanno. In sintesi, Tombolini: rifiuta l’ammissione alla Normale di Pisa («l’attrazione del mare è toppo forte»), incontra «più volte, e privatamente, Giovanni Paolo II», redige un tesi di laurea «su Diritto e tempo in Martin Heidegger, un malloppone di 600 pagine che abbiamo letto in due: il relatore della mia tesi e me», vende polizze vita «con Programma Italia spa, la società appena creata, all’epoca, da Ennio Doris (oggi presidente di Banca Mediolanum) e Silvio Berlusconi», fa un mucchio di altri lavori, «so parlare coi bambini sotto i due anni (quelli che non sanno ancora parlare), e anche coi cani», dice lui, e dice anche che «non so ancora darmi ragione dell’unico vero problema di tutti noi: che di sicuro ci tocca morire».

Dieci anni fa, soprattutto, Tombolini fonda Simplicissimus Book Farm (www.simplicissimus.it), uno spazio digitale polimorfico che punta tutto sulla diffusione digitale del libro. Intorno a Simplicissimus, infatti, c’è una piattaforma di distribuzione di libri digitali, Stealth (www.sbfstealth.com), c’è un gruppo di persone che convertono i libri di carta in formato elettronico, Proudscribes (www.proudscribes.com), c’è un sito avanzato di self publishing, Narcissus (www.narcissus.me), c’è il luogo grazie a cui potete mettere su bancarella telematica i vostri testi, Streetilib (www.streetlib.com). E c’è anche un mucchio di altra roba. L’unione tra Tombolini, una specie di Robespierre dell’editoria, e dello scrittore in attesa di fama Michele Marziani, ha dato come esito ulteriore una rivista, rigorosamente telematica (e telegenica).

Si chiama Il Colophon, la trovate qui, medium.com/il-colophon, il primo numero è dedicato agli “Italiani d’oltremare”, cioè «alla lingua italiana all’estero». L’idea (a cui ovviamente l’instancabile due Marziani-Tombolini ha già associato una collana editoriale, “Oceania”) è quella di capire come e cosa scrivono i connazionali all’estero. I pezzi forti della rivista, al di là degli studi su Gianni Celati e Antonio Tabucchi, sempre loro, sono la testimonianza del vicepresidente dell’Association of Italian Canadian Writers (cosa si scrive nel nostro idioma in quella terra di foreste e lupi, popolata da un milione e mezzo di taliani?), l’intervista all’italo-canadese Licia Canton, un dialogo con il bravo scrittore Marino Magliani, ligure trapiantato in Olanda. Per il momento, la rivista è più figa di “Nuovi Argomenti”. Ci vuole poco? Ci voleva.