Il peggior libro di Calvino è ormai un classico da maturità

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italo calvino

“Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino” è un po’ l’abbecedario della Resistenza: i maturandi se lo sono trovato come prima traccia (Tipologia A. Analisi del testo) della “Prova di italiano” agli Esami di Stato.

Pochi sanno, tuttavia, il retroscena di quel romanzo, di certo il più brutto di Italo Calvino. Era il 1947, in Riviera, prima edizione del Premio Riccione. Gli energici fautori del Premio costruiscono una giuria eccellente, capitanata da Sibilla Aleramo. Da Milano, Elio Vittorini, factotum Einaudi, da lacchè di Mussolini (nel 1933 scrisse platealmente che dieci pagine della Vita d’Arnaldo del Duce «mi ricordano le duecento del più bel romanzo, forse, di Tolstoj, Infanzia») ad affidabile compagno, orchestra le decisioni della giuria (e vuol mettere il becco anche tra i giurati, caldeggiando la presenza «fra i compagni», di Michele Rago o di Romano Bilenchi, e «se fossero necessari nomi di non compagni tuttavia progressisti», van bene Carlo Bo o Mario Luzi.

La vicenda è narrata con doti documentarie da Andrea Dini in Il Premio Nazionale Riccione 1947 e Italo Calvino, pubblicato nel 2007 da Il Ponte Vecchio). Grazie a un simile appoggio politico Il sentiero dei nidi di ragno di Calvino («un giornalista comunista», questa la didascalia della Aleramo) ottiene il Premio Riccione, nonostante non sia piaciuto ai giurati (né a Romano Bilenchi né a Mario Luzi, che laconicamente scrive, «approfitta della tecnica oggi diffusa da Vittorini a Pratolini»), un alloro condiviso, con soluzione politicamente correttissima, con il dimenticato Morte in piazza di Fabrizio Onofri, una vita nel PCI, siam sempre lì.

Il Premio Riccione, però, è per Calvino (e il suo fan Vittorini) il passaporto necessario per la pubblicazione per Einaudi. Da allora, un romanzo modesto (il giudizio è degli espertissimi giurati, mica il mio) diventa un classico della letteratura italiana. Tanto da insediarsi nella prova degli Esami di Stato. Pazzesco, ma vero.