Erasmo, la vita è un gioco della pazzia

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Carlo Ossola, Erasmo nel notturno d’Europa, Vita e Pensiero, 2015

“La vita umana nel suo insieme, non è che un gioco, il gioco della pazzia”: così Erasmo da Rotterdam nel suo capolavoro, L’elogio della follia.

Sembra scritto l’altro ieri, tanto è attuale. Di aforismi, dalle sue opere, se ne potrebbero trarre a bizzeffe. Ce n’è abbastanza per far impallidire il più consumato autore di massime e sentenze. In verità Erasmo, filosofo, teologo, umanista, globe trotter ante litteram, di sentenzioso aveva poco e niente, se non la sua immensa autorità, postuma ma non solo, di genio universalmente riconosciuto.

Tempi maiuscoli i suoi, rivoltati come un guanto da scoperte, riscoperte e novità: battaglie teologiche tra cattolici e protestanti, riscoperta dei classici, la stampa che rivoluziona mondo, l’assolutismo che fa capolino in Inghilterra con Enrico VIII. E’ il Cinquecento di Tommaso Moro, suo grande amico, Martino Lutero, suo avversario in singolar tenzone teologica, e di Aldo Manuzio, l’immortale stampatore veneziano. I nomi non sono scelti a caso nel ventaglio di possibilità offerte dalla personalità poliedrica di questo erudito dalle frequentazioni illustri, olandese in viaggio tra Torino, Venezia, Londra, Parigi e Lovanio.

Amava ricordare che senza lo studio del latino, del greco e dell’ebraico non si andava da nessuna parte. Lui li conosceva alla perfezione e andò molto lontano. Due libri lo celebrano con l’eleganza che gli spetta di diritto. Il filologo e critico Carlo Ossola ha scritto Erasmo nel notturno d’Europa (Vita e Pensiero, pp. 134, euro 13), in cui, tra le altre cose, attraverso i dibattiti con Lutero esalta la centralità della libertà di pensiero nell’umanista di Rotterdam. Riportiamo lo stralcio di una citazione da Il libero arbitrio in polemica con il concetto protestante di uomo peccatore poiché fatto di carne, che per Ossola è ‘il più bell’elogio della dignità umana’: “Non ogni sentimento è carnale; ci sono sentimenti che scaturiscono dall’anima e chiamiamo spirituali quelli che ci fan tendere al bene morale”.

9788831721103
Erasmo, Opulentia sordida, Marsilio 2015

Nel secondo libro Erasmo perpetua se stesso grazie alla curatela di Lodovica Braida dell’Opulentia sordida e altri scritti attorno ad Aldo Manuzio (Marsilio, pp. 106, euro 12). Sulla copertina troneggia la celebre aldina di Manuzio, il più importante editore e tipografo rinascimentale, amico di Erasmo, che nel 1507 lo raggiunge a Venezia per fermarsi nove mesi nella stamperia. A lui affida la pubblicazione di una raccolta di proverbi latini e greci che sarebbe diventata un best-seller nell’Europa del XVI secolo: gli Adagia, di cui Manuzio ha restituito un’edizione storica, indimenticata.

In onore al proverbiale senso dell’umorismo di questo eroe del pensiero rinascimentale, vale la pena ricordare il titolo di un altro scritto qui riprodotto, Festina lente, cioè “Affrettati lentamente”. E soprattutto la traduzione del titolo Opulentia sordida, che è altisonante in latino, quanto cattiva e burlona in italiano: ricchezza pidocchiosa.