Rutilio Sermonti, l’idealista visionario

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rutilio-sermontiDisegnava animali e credeva in un’idea a cui ha dedicato la sua intera esistenza. Domenica notte se n’è andato in silenzio con i suoi 94 anni. Si è spento ad Ascoli Piceno Rutilio Sermonti. Padre fondatore di un’idea, pioniere di una visione netta, lucida. Colonna portante del MSI, di cui fu nel settetto fondatore , poi abbandonato nell’era Michelini, per lui, troppo vicino alla DC. 

Avvocato, genetista, zoologo, scrittore; divide la sua ricca produzione in saggi storici e di interpretazione politica spingendosi fino all’elaborazione di tesi fortemente critiche verso le teorie evoluzionistiche e il darwinismo. Ma anche pittore e fine ceramista. Sermonti era una figura complessa e completa, raffinata. Fratello di Vittorio, noto dantista, e di Giuseppe, genetista, Rutilio incarnava l’immagine perfetta di militanza totale, di chi credeva nell’idea che diventa azione, incipit Poundiano ispiratore di una generazione che affrontava la battaglia di una vita dentro e fuori la trincea, in una riconoscibile linea di coerenza e continuità. A soli 21 anni si arruola come volontario e partecipa al secondo conflitto mondiale. Alla tragica data dell’Armistizio, nel ’43, combatte tra le fila del “San Marco”, aderendo alla Repubblica Sociale Italiana. Sul petto una “Croce di Ferro”.

Subito dopo la guerra l’attivismo politico diventa il suo campo di battaglia. Da dirigente dei Fasci di Azione Rivoluzionaria (FAR) nel ’46, alla fondazione del MSI, dall’esperienza al Centro Studi Ordine Nuovo, che lo proietta nell’universo rautiano, alla nomina a segretario di Fronte Verde – appendice ambientalista missina – nei primi ’70, fino all’adesione al Movimento Sociale Fiamma Tricolore, dopo lo scioglimento del MSI, e alla partecipazione come fondatore del Fronte Nazionale versione italiana.

Rutilio Sermonti ha salutato questo mondo. Con lui se ne va un altro grande della “vecchia generazione” della destra italiana, avanguardista e teorico della sua accezione politica, non solo d’ispirazione ideale e visionaria. Se ne va un personaggio romantico e passionale, ardente e coerente la cui esistenza è stata segnata dalla prassi dell’esempio. Sermonti vola in cielo proprio quando arriva a definire con chiarezza la deriva sentimentale e strutturale di questo sistema politico e sociale che, poco prima di morire, arriva a perseguitarlo tentando, forse, di infangare un’anima pura. A 93 anni, costretto sulla sedia a rotelle, Sermonti viene indagato per associazione sovversiva. Era considerato l’ideologo di “Avanguardia Ordinovista” un gruppo neofascista che, stante all’inchiesta “Acquila Nera” del Dicembre scorso, avrebbe progettato “una nuova costituzione repubblicana basata su un ordine costituzionale di ispirazione marcatamente fascista”, intenta, in qualche modo, a sovvertire l’ordine costituito. Fino all’ultimo Sermonti ha respinto ogni accusa.

Rimane scolpito solo ciò che fu e quell’indagine, ormai, assurge a leggenda metropolitana. Ma tanto, lui, aveva capito. Aveva capito che se non sono le idee a camminare sulle gambe degli uomini ma l’estremo materialismo, l’arrivismo militante, tutto diventa ipocrita proiezione d’interesse: “La politica è fondamentale: deve solo scegliere se trattasi di scienza, arte del governo dei popoli, oppure espedienti a cui si ricorre per avere dei voti, ma per questo basterebbe avere i soldi […]Le ideologie sono una somma di idee, di morale, non si può svolgere l’attività di governo con idee confuse io le definisco ‘mummie di idee morte’. Adesso si lotta per sopraffare gli altri, alla nazione tutto questo non serve”. 

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Emanuele Ricucci, classe ’87. È un giovanotto di quest’epoca disgraziata che scrive di cultura per Il Giornale ed è autore di satira. Già caporedattore de "IlGiornaleOFF", inserto culturale del sabato del quotidiano di Alessandro Sallusti e nello staff dei collaboratori “tecnici” di Marcello Veneziani. Scrive inoltre per Libero e il Candido. Proviene dalle lande delle Scienze Politiche. Nel tentativo maldestro di ragionare sopra le cose, scrive di cultura, di filosofia e di giovani e politica. Autore del “Diario del Ritorno” (2014, prefazione di Marcello Veneziani), “Il coraggio di essere ultraitaliani” (2016, edito da IlGiornale, scritto con A.Rapisarda e N.Bovalino), “La Satira è una cosa seria” (2017, edito da IlGiornale) e Torniamo Uomini (2017, edito da IlGiornale)