La gita al faro degli scrittori “alternativi” è un flop

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Lidia Ravera, ideatrice del festival Gita al faro

Crisi dell’editoria, un paio di cifre: 650 su 3000. Sono gli euro raccolti, tramite crowdfunding, per sostenere il festival di Ventotene – dal 15 al 21 giugno, si chiama Gita al Faro, come uno dei romanzi più da urlo di Virginia Woolf e ha pure un sottotitolo: “scrittori al confino”. Nel caso non abbiate visto Ferie d’agosto, vi si informa che Ventotene è un’isola nella provincia di Latina, fa poco più di 700 abitanti e d’estate è lo scenario del festival di cui sopra – ideato quattro anni fa da Lidia Ravera, scrittrice e assessore alla Cultura e allo Sport della regione Lazio – e del buen retiro di chi, pantaloni di lino, no villaggi Alpitour, Buena Vista Social Club a manetta, ama la natura ruvida.

Nato da “l’entusiasmo di donne coraggiose” (è scritto nel form della piattaforma crowdfunding https://www.derev.com/it/gitaalfaro) per riscattare l’isola dalla sua storia di luogo di esilio e prigionia (c’è stato l’ingombrante carcere di Santo Stefano, in stile Panopticon, fino al 1965), Gita al Faro ospita ogni anno otto scrittori che villeggiano per diversi giorni a Ventotene con l’obiettivo di scrivere un racconto ispirato ai suoi luoghi. Quei 650 euro su 3mila sono una notizia da collage di Nanni Balestrini o, a voler riprendere l’ultima boutade di Umberto Eco, la sconfessione della totale idiozia della maggior parte dei fruitori dei social media. Mettiamoci nei panni di un navigante medio: perché bisognerebbe pagare la villeggiatura di otto scrittori a Ventotene? Quanto sarebbe necessario al “ rilancio del patrimonio storico, artistico e ambientale dell’isola, attraverso la cultura”?

E’ una domanda legittima o la cosa è semplicemente ascrivibile ai tempi imbarbariti, al cinismo dilagante, alla sfiducia delle persone nella cultura – ammesso che nella cultura rientri lo “scontare il privilegio di essere scrittrici e scrittori, condannati a esercitare il dono supremo dello sguardo, quell’attenzione mirata che genera storie?” (un sussulto grillino: pagatevelo da soli, il dono supremo dello sguardo! Fine). Sono stati in 27 a dare il proprio contributo alla raccolta. Viene da augurarsi che, tra di loro, non fossero anche i magnifici 8 (Zerocalcare – immancabile, ormai, sia quando c’è di mezzo un carcere che no; Marco Peano; Beatrice Masini; Letizia Muratori; Michela Murgia; Tommaso Pincio; Evelina Santangelo; Fabio Stassi, più Loredana Lipperini a fare gli onori di casa) e che, anzi, fossero addirittura all’oscuro di tutto: se così non fosse, significherebbe che, loro per primi, hanno investito non più di una ventina di euro a testa (o comunque, di certo, nemmeno 100 euro) nell’operazione culturale che dovrebbe da una parte occuparsi del rilancio di Ventotene e dall’altra far sì che resti “ruvida e selvaggia” in modo da lasciare a posto le coscienze dei suo avventori (“noi non facciamo vacanze patinate”).

Dal momento che amiamo le letture ad ampio raggio, però, possiamo ipotizzarne un’altra: l’utente medio, noto per leggere solo i titoli delle notizie (quando va bene), essendosi fermato a Gita al Faro – scrittori al confino, potrebbe aver pensato che, per quanto Zerocalcare abbia decisamente messo alla prova il limite di presenzialismo, non fosse comunque il caso di raccogliere dei soldi per esiliarlo. Le parole sono importanti.