Il grande Brodskij. La luce di Roma contro le tenebre

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Iosif Brodskij (Leningrado 24 maggio 1940 – New York 28 gennaio 1996) è forse una delle voci più influenti della poesia del secondo Novecento. Allievo della Achmatova, esiliato dalla Russia comunista nel 1972, premio Nobel per la letteratura nel 1987, Brodskij ha scritto tra le tante una serie di poesie dedicate a Roma e a Venezia dove peraltro è sepolto nel cimitero sull’isola di San Michele, lo stesso dove giace Ezra Pound.
In particolare quella che pubblichiamo è la numero XII delle Elegie Romane; una sorta di illuminazione dal sapore vagamente montaliano, intensa e di grande spessore lirico.

 

***

Chinati, ti devo sussurrare all’orecchio qualcosa:
per tutto io sono grato, per un osso
di pollo come per lo stridio delle forbici che già un vuoto
ritagliano per me, perché quel vuoto è Tuo.
Non importa se è nero. E non importa
se in esso non c’è mano, e non c’è viso, né il suo ovale.
La cosa quanto più è invisibile, tanto più è certo
che sulla terra è esistita una volta,
e quindi tanto più essa è dovunque.
Sei stato il primo a cui è accaduto, vero?
E può tenersi a un chiodo solamente
ciò che in due parti uguali non si può dividere.
Io sono stato a Roma. Inondato di luce. Come
può soltanto sognare un frammento! Una dracma
d’oro è rimasta sopra la mia retina.
Basta per tutta la lunghezza della tenebra.

da Poesie (Adelphi 1986)