Venezia non è una solo una vetrina. Ci vuole più economia della bellezza

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Venezia e cultura sembra un binomio chiaro e senza incertezze sulla sua interpretazione. La città più bella del mondo è un museo a cielo aperto, dove ogni angolo parla il linguaggio dell’arte, della musica, della letteratura. Ma se il passato rende giustizia alla realtà culturale veneziana, il presente  è crudele, quasi un atto d’accusa per quello che Venezia non è per la cultura.

Certo, palazzi storici che sono diventati straordinari musei; certo, il teatro La Fenice con un cartellone di tutto rispetto e il teatro Goldoni che non sfigura.  La città è però ridotta a una vetrina: gente che arriva – anche importante – che espone il suo prodotto culturale, che rimane avulso dalla realtà veneziana. Si prenda il caso clamoroso della Biennale: lasciamo da parte la valutazione sulla sua qualità, di cui ho avuto molto da dire e soprattutto da criticare. L’esposizione è un corpo estraneo rispetto a Venezia: la città è presente come vetrina, non propone la sua energia creativa, anche perché nessuno gliela chiede.

La questione è tutta qui: un problema amministrativo, un’amministrazione che non si prende carico delle potenzialità (enormi) della città. Sono stato consigliere comunale di opposizione a Venezia per dieci anni negli  ultimi quindici appena trascorsi: non ho mai visto presentare – soltanto  presentare – un progetto organico per lo sviluppo culturale della città che la facesse protagonista e non vetrina per esposizioni più o meno riuscite.

Si deve riqualificare il turismo, mettere a sistema tutte le risorse espositive e musicali; sostenere, quando non rianimare, l’artigianato artistico della città che è un grande valore della tradizione veneziana. Lavoro attraverso la cultura della città; economia attraverso la bellezza: queste devono essere le parole d’ordine per la rinascita culturale di Venezia.