La natura urbana di Olmo Amato

0
116

luomo-che-galleggia

Finlandia, estate 2013. Montagna, lago, conifere e tutto quel nord preciso e misterioso che non ci assomiglia per niente. E, dentro, americani di inizio Novecento, che ci sono familiari come Buster Keaton. Nelle fotografie di Olmo Amato si incontrano spesso due mondi di due tempi diversi.

Classe 1986, una laurea in biotecnologie e una passione mai estinta per le neuroscienze, Olmo è un videomaker, fotografo, curatore di archivi fotografici, da sempre affascinato dalla manipolazione delle immagini, dal compositing.

Il suo ultimo lavoro, “Rinascite” (in esposizione fino al 21 giugno presso la galleria Fine Art, in Piazza di Pietra a Roma) mette insieme Finlandia e Detroit, Altlantic City, Washington e, ancora di più, cambia la cittadinanza dei protagonisti degli scatti che ha ritrovato nell’archivio digitale della Librery of Congress, li tira fuori dal loro tempo e li infila nei paesaggi dell’Europa del nord, dove non c’è traccia degli uomini e, a volte, neppure delle notti – quindi nemmeno del tempo – e tutto è sospeso, facile da abitare o riabitare. Il titolo “Rinascite”, attenzione, non indica la rivitalizzazione di un tempo attraverso la sua nuova contestualizzazione.

Rinascite0101

Niente nostalgia evocativa, niente collage vintage: le foto di Olmo sono giochi vivaci che fanno rinascere un’attitudine in chi le guarda: porsi domande, anziché cercare risposte. Lui stesso, quando scatta, non lo fa per catturare uno spazio e renderlo per ciò che è, né tantomeno per usarlo come specchio di sé: “Scelgo in base a cosa potrei metterci dentro”, ci racconta.

Merito anche – forse – dei Lego con cui giocava tanto da piccolo, a Olmo il senso per la coerenza compositiva non manca: ogni sua foto è una storia che racconta un piccolo mistero. Un buffo signore che legge completamente immerso in un lago, tenendo un ombrello; un fotografo fermo in una distesa deserta; una signorina (anche lei con tanto di ombrellino e tenuta da passeggiata domenicale, con la gonna lunga, la camicia e il corpetto, nel pieno della natura selvaggia, quella dove si richiede la tenuta da trekking): tout se tien, delicatamente e giocosamente.

È quasi una natura urbana, quella di Olmo: pacifica, accogliente abbastanza da non far sentire lo stridore di due tempi diversi che si incontrano e scrivono la stessa sceneggiatura. Per fortuna, il dadaismo è sepolto: Olmo Amato non vuole deridere, straniare, provocare. È un fotografo di classe A e sa fare qualcosa di molto raro: interpellare la curiosità, usando le rassicurazioni della bellezza.