Renzi voleva essere Carlo Conti e invece è (solo) il premier

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Per un decennio di governo e uno  di opposizione, Berlusconi è andato continuamente in scena. Nei titoli di giornale, nelle aperture dei Tg, nei talk. Tra nemici e fan, Sua Emittenza teneva campo per l’indagine avviata a suo carico, per la norma in discussione a sua difesa, per il gossip scandalistico e per le proteste contro i provvedimenti adottati. Appariva indirettamente nell’implicito e costante richiamo agli onnipresenti e vincenti brand milanesi del Biscione e delle maglie rossonere. Metà parlamento fisicamente testimoniava, ancora indirettamente, la fondazione ex novo di una formazione politica uscita dal nulla e vincente.  Ovviamente poi lo stesso Berlusconi non mancava di dare in prima persona dichiarazioni, se non comizi, video e apparizioni strategiche nelle trasmissioni clou. Eppure di Berlusconi, ossessione altrui, miraggio o minaccia incombenti, non potevano fare a meno di parlare gli altri. Berlusconi non era l’attore del film ma il produttore; non il centravanti ma il proprietario.

matteo renzi
Matteo Renzi in foggia di Fonzie

Ora Renzi è continuamente in scena. Impossibile riuscire ad evitarlo. Raggiunge i destinatari con la capacità invasiva, al di là di orari  o luoghi, della pubblicità dei manifesti, dei banner, degli spot, delle app, dei jingle, delle videate web e delle machette. Prende gran parte dei 6mila messaggi visivi e delle 20mila comunicazioni uditive che ogni giorno raggiungono l’occhio e l’orecchio. Una presenza legata a un fisico bestiale. Di Renzi non si parla, è lui di persona a farlo. Nei talk, nei tg, nelle interviste e nelle novità degli hashtag e dei post. Non ha un football team, non ha un brand, niente che parli indirettamente per lui. Non ha glorie passate da vantare, né le abbandonate gestioni provinciali e comunali, né la campagna per la conquista del partito.  

Egli stesso si prende dunque l’onere di riempire ogni spazio con un diluvio di parole e diapositive. Di precipitarsi dovunque sia, dalla fiera paesana agli algidi palazzi europei, dagli studi Tv alle redazioni, dagli eventi glamour ai fronti militari. E trasformare ogni evento in un comizio sempre rivolto a un uditorio più vasto di quello presente in carne ed ossa.

Matteo Renzi alla sua prima partecipazione tv
Matteo Renzi alla sua prima partecipazione tv

Non può fermarsi in carenza di notizie di sponda. A torto o a ragione, non ci sono gossip scandalistici né indagini a carico. Le tantissime proteste contro i provvedimenti vengono pompate giusto quanto basta. Il favorevole media stream che lo accarezza non può eccedere nei peana quanto poteva travalicare ogni limite nelle maledizioni al fondatore di Forza Italia. La bolla comunicativa rischia di sgonfiarsi; di nuovo, di corsa ci vuole l’intervento diretto del premier. Renzi fin dalle partecipazioni ai quiz avrebbe voluto rimanere in Tv, come un Conti o un Benigni. Grazie alla politica, il sogno ora è realtà. E’ divenuto l’attore, il centravanti, che da solo riempie la scena e fa la partita. Gli tocca però preoccuparsi anche di regia, fundraising e disposizioni di sicurezza.

Renzi è l’ossessione di se stesso. Se si ferma, non resta niente da raccontare o comunicare. Miraggi e minacce da soli cascano giù e devono essere ricostruiti ogni giorno di sana pianta. Ed anche rapidamente, prima che ci si chieda dove stiano e chi siano il produttore e il proprietario del Renzi Show Act.